Emorragia M5S, chi e quanti sono i parlamentari usciti dal Movimento

C’è chi ha abbandonato per essere accolto nella Lega e in Fratelli d’Italia, chi si appresta a entrare in “Eco” dell’ex ministro Fioramonti. La maggior parte intanto è andata a infoltire le fila del gruppo Misto

La crisi del Movimento 5 Stelle non si arresta. Dopo il dimezzamento dei consensi che l’ha visto passare da prima forza politica, sfondando ampiamente il tetto del 30% nel 2018 a terza (sotto il 20%) nel volgere di un solo anno alle elezioni europee e i risultati deludenti alle consultazioni regionali, il cambio di governo (e di alleanze) non sembra aver dato al Movimento nuova linfa vitale.

Si rincorrono (seppure smentite) le voci di dimissioni del capo politico Luigi Di Maio, ma ciò che appare più preoccupante, anche per la tenuta del governo, è la fuga dei parlamentari verso altri partiti o nuovi gruppi come “Eco”, la nuova formazione dell’ex ministro Lorenzo Fioramonti.

Sono circa una trentina i senatori e deputati a 5 Stelle che, da inizio legislatura, hanno fatto le valigie abbandonando il gruppo. C’è chi ha lasciato perché in disaccordo con la linea del Movimento, chi perché è stato espulso, chi finito nelle maglie della “rimborsopoli“, chi tradito da condanne non confessate precedenti all’elezione.

L’emorragia nel 2020

Gli ultimi a lasciare il M5S per il gruppo misto sono stati i deputati Massimiliano De Toma e Rachele Silvestri il 9 gennaio. Meno di una settimana prima avevano lasciato il deputato tarantino Nunzio Angiola e quello materano Gianluca Rospi.

«Ho deciso – aveva dichiarato Angiola sbattendo la porta – con grande rammarico, di abbandonare il M5S. Il mio dissenso non deriva da un mio personale cambiamento di opinioni, ma dalla presa d’atto che, chi più chi meno, i vertici del Movimento hanno preferito trincerarsi in una chiusura pregiudiziale nelle proprie granitiche convinzioni».

Gli aveva fatto eco Rospi: «Lascio il M5S e passo al Gruppo Misto perché non è più tollerabile una gestione verticistica e oligarchica. Ho consegnato al Presidente della Camera, Roberto Fico, la mia decisione di lasciare il gruppo parlamentare M5S e di approdare al Gruppo Misto, scelta che non è da ritenersi attinente a quella di altri colleghi che in questi giorni stanno lasciando il movimento». Entrambi gli ultimi fuggitivi ponevano l’accento sul loro dissenso rispetto alla legge di Bilancio.

Ma l’espulso d’eccezione del 2020 è senz’altro Gianluigi Paragone. L’ex giornalista televisivo, cacciato su decisione dei provibiri proprio per il suo voto contrario alla manovra, è intenzionato a dare battaglia. Dopo aver contestato la decisione e la gestione del capo politico Di Maio («Sono stato espulso dal nulla… c’era una volta il 33%, ora…»), Paragone ha da un lato minacciato di portare in tribunale la sua espulsione, dall’altro di mettersi in moto per incontrare i meetup sul territorio, sicuro di fare proseliti fra gli attivisti con le sue posizioni.

Paragone aveva incassato anche l’appoggio di Alessandro Di Battista: «Gianluigi è infinitamente più grillino di tanti che si professano tali – aveva detto il pasdaran del Movimento – Non c’è mai stata una volta che non fossi d’accordo con lui».

Lorenzo Fioramonti

Altro abbandono eccellente è quello dell’ex ministro Fioramonti che, dopo aver lasciato il dicastero dell’Istruzione e dell’Università in polemica con l’esecutivo per l’insufficienza dei fondi stanziati per la scuola e la ricerca, ha abbandonato anche il Movimento 5 Stelle approdando al gruppo misto, ma attivissimo già da subito nella tessitura di una nuova componente parlamentare: come detto, si chiamerà “Eco” (come “ecologia”, ma anche “economia”) e potrà raccogliere i 5 Stelle in fuga: potrebbe per ora contare su una decina di scranni.

Benedetti e Buccarella, nelle maglie della “rimborsopoli” pentastellata

Silvia Benedetti e Maurizio Buccarella sono stati espulsi dal M5S perché ritenuti non in regola con i rimborsi al Movimento previsti dalle regole interne. Singolare la vicenda di Benedetti, classe 1979, eletta in Veneto, biologa, che nonostante sia stata messa alla porta, è stata rieletta alla Camera, capolista al plurinominale nel collegio di Padova, ed è poi passata dal 27 marzo 2018 nel gruppo Misto.

Percorso particolare il suo anche all’interno dello stesso gruppo Misto: prima al Maie e poi nella nuova formazione Cambiamo! di Giovanni Toti, per decidere infine di non sottoscrivere nessuna adesione (in attesa, forse, di confluire in “Eco”). Sebbene sia stata accusata di aver intascato rimborsi che avrebbe dovuto restituire, la parlamentare al secondo mandato si è difesa postando su Facebook tutte le ricevute dei bonifici effettuati al fondo per il microcredito, ammettendo di aver commesso soltanto errori formali.

In questa foto ecco il resoconto, timbrato dalla mia banca, di tutti i bonifici che ho fatto all’IBAN…

Gepostet von Silvia Benedetti Portavoce alla Camera am Mittwoch, 14. Februar 2018

Simile il caso del quarantaseienne Maurizio Buccarella, avvocato, eletto nel collegio Puglia, anch’esso rimasto vittima delle maglie di “rimborsopoli”. Secondo gli organi di controllo del Movimento, il senatore non avrebbe effettuato versamenti al fondo per le piccole e medie imprese: tre bonifici per un totale di 12.292,75 euro. Buccarella decide di versare la cifra e si autosospende, ma dal Movimento, dopo nuovi controlli incrociati, arriva una nuova accusa: quella di non aver restituito rimborsi per il valore di 137mila euro. Arriva quindi l’espulsione definitiva.

Caiata e l’inchiesta per riciclaggio

Sul versante più prettamente giudiziario, è Salvatore Caiata, classe 1970, a dover lasciare il M5S per i guai con la giustizia: eletto in Basilicata, imprenditore e presidente del Potenza calcio, è stato infatti indagato a Siena per riciclaggio. «Accuse gravissime, incompatibili con i nostri valori», aveva reso noto lo staff del capo politico Luigi Di Maio. Caiata approda al gruppo misto nella componente Maie, ma viene espulso anche da quella. Il 14 maggio del 2019 conclude il suo peregrinare nelle file di Fratelli d’Italia.

Cecconi espulso per l’inchiesta delle Iene

Alla sua seconda legislatura, Andrea Cecconi di Pesaro, classe 1984, di professione infermiere, è stato eletto alla Camera nelle Marche: la sua espulsione dal Movimento è arrivata dopo un’inchiesta del programma televisivo Le Iene in cui veniva accusato di aver falsificato alcuni versamenti al fondo per le piccole e medie imprese, prima avviando i bonifici, poi revocandoli. Il parlamentare, lasciando il Movimento, aveva affermato che il suo contratto di rinuncia al seggio parlamentare firmato con la Casaleggio Associati in caso di espulsione da M5S era scritto «sulla carta igienica».

Dall’Osso: dal M5S a Forza Italia

Anch’esso alla seconda legislatura, decisamente unico è il caso di Matteo Dall’Osso che ha sbattuto la porta per approdare a Forza Italia. L’abbandono in polemica con le scelte del Movimento e soprattutto per il mancato sostegno del Movimento stesso a un emendamento per potenziare il fondo per i disabili di 10 milioni in tre anni. Dall’Osso, quarantenne, malato di sclerosi multipla era stato candidato in Emilia-Romagna proprio per le sue battaglie in difesa della disabilità e per la promozione di cure alternative per la malattia di cui è vittima.

De Falco, dalla Concordia al gruppo Misto

Capo della sezione operativa della capitaneria di porto di Livorno, classe 1965, Gregorio De Falco era assurto agli onori delle cronache per aver chiesto con modi risoluti («salga a bordo c***o») al comandante Schettino di risalire sulla nave Concordia dopo il naufragio all’Isola del Giglio nel gennaio del 2012.

La notorietà e il consenso popolare attorno alla sua figura aveva convinto il M5S a candidarlo a Senato dove fu eletto nel 2018. Fu espulso durante il governo gialloverde per aver osteggiato il decreto Sicurezza bis in materia di immigrazione, caldeggiati dall’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Nelle motivazione dei provibiri all’espulsione si legge: «reiterate violazioni del codice etico del M5S». Dal 31 dicembre del 2018 infittisce le fila del gruppo Misto.

Fattori, la storica biologa dissidente

Combattiva nel Movimento da anni e diventata una storica dissidente, la senatrice Elena Fattori, biologa riminese classe 1966, ha infine lasciato definitivamente il M5S (per giungere anch’essa al gruppo Misto) il 6 novembre del 2019. Nota soprattutto per le sue battaglie in difesa delle pratiche scientifiche e contro le pseudoscienze (è autrice del libro, durissimo nei confronti di alcuni esponenti del M5S, “Il medioevo in Parlamento”) Fattori era stata posta sotto procedimento disciplinare da mesi, ha abbandonato affermando di essere stata isolata perché «l’involuzione del Movimento 5 Stelle di oggi, molto diverso da quello che conoscevo e nel quale sono cresciuta, è fatto di deroghe ai principi originari e di assenza di condivisione».

Cunial e l’evoluzione pro vax del Movimento

Posizioni opposte a quelle della ricercatrice scientifica Elena Fattori sono costate l’espulsione alla quarantenne deputata Sara Cuniel: la parlamentare veneta ha dovuto fare le valigie perché accusata di aver condiviso sui suoi canali social contenuti no vax, battaglia in passato anche caldeggiata dallo stesso movimento e da Beppe Grillo (recentemente contestato da attivisti anti vaccini proprio per la mutata posizione del M5S). In più di una occasione Cunial aveva definito la distribuzione di vaccini ai bambini un «genocidio gratuito». Espulsa, dal 17 aprile del 2019 fa parte del gruppo Misto.

Giannone non in regola con la «restituzione forfettaria»

Così come De Falco, anche Veronica Giannone, pugliese, classe 1981, è stata messa alla porta per «ripetute violazioni» dello Statuto e del Codice etico del M5S. Per lei l’espulsione è arrivata con un post sull’organo ufficiale del M5S, il Blog delle Stelle, il primo luglio del 2019. Nel dettaglio, alla deputata viene contestato di non essere in regola con la «restituzione forfettaria dal mese di ottobre 2018». Fa parte ora parte del gruppo Misto senza aderire a nessuna componente.

La fuga a destra di Galantino

Davide Galatino, classe 1979, di Canosa di Puglia, militare di truppa, ha lasciato il Movimento 5 Stelle per unirsi a Fratelli d’Italia di Giorgia Meloni. Nel suo j’accuse d’abbandono, Galatino ha accusato il suo ex movimento di aver strumentalizzato il provvedimento sul taglio dei parlamentari che in realtà porterà per lo Stato un risparmio soltanto dello «0,007% della spesa pubblica»: durante il suo intervento d’addio in Aula si è scatenato il parapiglia, con gli ex colleghi che gli urlavano «venduto». Lo scontro è continuato nei corridoi del Transatlantico, dove gli animi si sono calmati solo dopo l’intervento dei commessi.

Grassi, Lucidi e Urraro ammaliati dalla sirena Salvini

Ugo Grassi, deputato, classe 1964, campano e Stefano Lucidi, senatore, classe 1969, umbro, hanno scelto di andare via dal Movimento 5 Stelle per seguire le sorti dell’ex alleato di governo: la Lega. Entrambi hanno svoltato a destra il 12 dicembre 2019 in disaccordo con le scelte effettuate dal Movimento 5 Stelle nella legge di Bilancio.

Grassi disse nell’occasione: «abbandonare il Movimento per me diventa legittima difesa». Lucidi, ex tesoriere del M5S, lasciando il Movimento aveva confidato: «Non mi sento un criceto, esco dalla gabbia». Con Lucidi e Grasso, abbandona il movimento per il Carroccio anche Francesco Urraro, campano, avvocato, classe 1973, che ha spiegato: «L’impossibilità di intervenire sulle ragioni strutturali della giustizia e sulle necessarie e non più rinviabili riforme nel settore mi ha indotto a iniziare questo percorso con la Lega».

De Bonis condannato in appello dalla Corte dei Conti

Saverio De Bonis, come il senatore De Falco, ha duramente contestato il decreto Sicurezza bis e non ha partecipato al voto in cui è stato approvato. Lucano, classe 1964, De Bonis è stato però espulso dal M5s per essere stato condannato in appello dalla Corte dei Conti al pagamento, in favore della Regione Basilicata, di 2.775 euro. La sentenza di primo grado era stata emessa nel 2015: per le regole interne del Movimento, quindi, nel 2018 De Bonis non sarebbe stato candidabile. Dal 14 gennaio del 2019 fa parte del gruppo Misto.

Il velista assenteista Mura

Skipper, classe 1964, Andrea Mura è l’unico espulso dal Movimento a essersi dimesso dall’incarico di parlamentare. L’ex deputato e velista sardo era finito al centro di un caso all’inizio della legislatura: nei primi centocinquanta giorni a Montecitorio era stato assente a oltre il 95% delle votazioni. Mura si era difeso denunciando di essere stato vittima «di un linciaggio mediatico senza precedenti, di accuse ignominose basate su fatti inesistenti, su affermazioni da me mai pronunciate, che nessuno ha mai voluto verificare».

Carlo Martelli nelle maglie di “rimborsopoli “

Il senatore Carlo Martelli, alla seconda legislatura condivide il destino di Silvia Benedetti, ma anche quello di Andrea Cecconi: il parlamentare è stato infatti rieletto nonostante l’espulsione arrivata dopo un’inchiesta delle Iene. Piemontese, classe 1966, Martelli era stato accusato dalla trasmissione televisiva della mancata restituzione di 76mila euro al fondo per le piccole e medie imprese. Arrivato nel gruppo Misto il 27 marzo 2018, dal 2019 fa parte della componente “Vox Italia”.

Nugnes, la dissidente per eccellenza

Campana, nata del 1962, Paola Nugnes, insieme a Elena Fattori, è stata considerata per anni la dissidente per antonomasia nel M5S, che ha lasciato il 23 giugno 2019. Sbattendo la porta, ha attaccato la leadership di Luigi Di Maio: «Ogni aspetto della vita del movimento, dentro e fuori dal Parlamento, è sottoposto alla volontà del capo politico e per questo, dopo più di dieci anni, lascio i 5 Stelle». Fuga a sinistra per lei che dal 24 giugno del 2019 fa parte della componente di Liberi e Uguali del gruppo Misto del Senato.

Vitiello, il globetrotter dei gruppi parlamentari

Catello Vitiello, avvocato, classe 1977, di Castellammare di Stabia, pur essendo stato eletto con il M5s non si è mai iscritto al gruppo parlamentare del movimento. All’apertura dei lavori parlamentari 27 marzo 2018 aderisce al gruppo Misto, per poi passare alla componente Maie, ma per poi uscirne quasi subito e tornare al Misto. Per sei mesi, dal 18 aprile 2019 al 17 ottobre 2019, aderisce al gruppo Cambiamo! di Giovanni Toti. Infine il 17 ottobre 2019 entra in Italia Viva di Matteo Renzi.

Tasso, espulso per aver duplicato CD

Finito nella bufera che ha causato l’espulsione per un’inchiesta giornalistica è anche Antonio Tasso, classe 1957: il quotidiano Il Foglio rivelò che Tasso nel 2007 era stato condannato in primo grado dal tribunale di Foggia a sei mesi di reclusione e 2mila euro di multa, per violazione della legge sul diritto d’autore: duplicava abusivamente cd, musicali e per videogiochi. Il 10 luglio del 2018 ha dichiarato di essere stato riammesso nel Movimento, ma risulta ancora all’interno delle fila del gruppo Misto.

Gloria Vizzini e le violazioni allo statuto

Nata a Caltanissetta nel 1978, Gloria Vizzini è stata espulsa con un post sul Blog delle Stelle e dal 1°luglio 2018 è iscritta al gruppo Misto, senza aderire ad alcuna componente politica. Insegnante di Lettere è stata messa alla porta dopo numerose segnalazioni di «violazioni dello Statuto e del Codice etico del M5S e dello Statuto del gruppo alla Camera».

Vono dal M5S a Italia Viva

Alla stregua di Antonio Tasso, la senatrice calabrese Gelsomina Vono, classe 1969, ha lasciato il Movimento 5 Stelle per aderire a Italia Viva, con parole che hanno avuto una certa risonanza: si è definita «attratta dal coraggio di Matteo Renzi». Della sua esperienza pentastellata ha detto di aver sentito il M5s «lontano, evanescente, senza fiducia nelle mie capacità». Anch’essa ha criticato la guida di Luigi Di Maio: Tasso ha dichiarato di aver numerose volte scritto al capo politico del Movimento per chiedere maggiore condivisione, senza aver ottenuto risposte.

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