Omicidio Sacchi, il padre di Luca: «Massimo della pena a chi ha sparato, Anastasiya è la responsabile morale»

«Non posso neanche trovare le parole per spiegare quanto sia devastante perdere un figlio. Tutti i giorni vivo con una pietra sulla bocca dello stomaco. Ora spero in una condanna giusta»

«Ci sono dei responsabili materiali che meritano di scontare il massimo della pena e poi c’è chi, per la morte di mio figlio, ha una responsabilità morale. Quella persona è Anastasiya che si è portata via Luca e ha permesso che accadesse tutto questo». A parlare al Messaggero è Alfonso Sacchi, padre di Luca, il giovane ucciso nella notte tra il 23 e il 24 ottobre scorso, con un colpo di pistola alla testa davanti a un pub del quartiere Colli Albani, a Roma.

«Mi aspetto il massimo della pena. È il minimo a cui posso ambire. Mio figlio non me lo ridarà nessuno – continua Alfonso Sacchi – Se a loro, invece, danno dieci o vent’anni quando usciranno, avranno ancora il tempo per rifarsi una vita. Mio figlio invece no. Luca una vita non se la potrà rifare perché non c’è più».

L’uomo poi insiste sul dolore della perdita di Luca: «Non posso neanche trovare le parole per spiegare quanto sia devastante perdere un figlio. Tutti i giorni vivo con una pietra sulla bocca dello stomaco. Ora spero in una condanna giusta per provare ad alleggerire questo magone che, tuttavia mi porterò dentro per il resto dei miei giorni».

Sul ruolo di Anastasiya

«La ritengo la responsabile morale io spero che possano contestarle qualcosa perché è anche lei che ce lo ha portato via – prosegue il padre di Luca -. Ci siamo fidati di lei e abbiamo perso nostro figlio. Penso che quella sera Luca sia andato lì per tirarla fuori da qualche altro casino in cui Nastia si era cacciata e credo anche che quel proiettile non fosse per lui, che se lo è preso per difendere questa ragazza che ha tradito tutti noi».

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