Coronavirus, il dramma degli operatori sanitari anche in Spagna: 12 mila positivi. L’appello: «Non abbiamo protezioni adatte»

Le testimonianze sono state raccolte in un video diffuso dal New York Times

Sono oltre 12 mila tra medici e infermieri che, in Spagna, a seguito di un tampone, sono risultati positivi al Coronavirus. Un numero altissimo, certamente destinato a salire e che sta raccogliendo appelli da tutte le strutture sanitarie del Paese. Una delle cause scatenanti, oltre alla facilità con cui si contrae la malattia, è la mancanza di protezioni e di materiale sanitario all’interno degli ospedali. «Ci stiamo ammalando ad un ritmo brutale», racconta una dottoressa. Un’altra si chiede: «Non ho seguito le procedure e per questo mi sono ammalata? No, è che non abbiamo risorse sufficienti né protocolli adeguati».

In un video pubblicato dal New York Times, gli operatori sanitari spagnoli raccontano come stanno vivendo la pandemia Covid-19 e di come il sistema sanitario spagnolo sia sull’orlo del collasso. Le mascherine vengono riutilizzate perché non abbastanza e alcuni dottori sono costretti a indossarne un paio di quelle chirurgiche – dunque non idonee – una sopra l’altra. Se gli ospedali hanno a disposizione le maschere Ffp3, ogni medico si guarda bene dal gettarle a fine turno, se non prima di aver controllato le scorte. C’è chi costruisce protezioni fai-da-te a casa, come gli scudi per il viso. Non solo per sé, ma per tutto il comparto medico.

Nei reparti mancano le tute da indossare sopra i camici, vengono ricavate tagliando sacchi per l’immondizia. «Per prenderci cura degli altri, dobbiamo prima di tutto avere cura di noi stessi», dicono. «Ci sentiamo come medici kamikaze».

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