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Coronavirus. Le suggestioni poco più che complottiste di Gismondo sul Fatto Quotidiano

Ascoltare gli esperti è importante, ma bisogna valutare anche su che basi fanno certe affermazioni

Il messaggio sta nel mezzo che lo tramanda. Prendiamo una testata considerata autorevole e un esperto: a questo punto possiamo prendere qualsiasi cosa dice per oro colato, lavandocene le mani; oppure si controlla quel che afferma e su che basi, poi si decide se pubblicare e in che modo.

In un’epoca di pandemia e «infodemia» sul nuovo Coronavirus, dovrebbe essere fondamentale osservare la seconda opzione. Succede invece, che il 31 marzo appare sull’edizione cartacea del Fatto Quotidiano un articolo firmato dalla virologa Maria Rita Gismondo, dell’Ospedale Sacco di Milano, dal titolo suggestivo «L’origine del virus resterà ignota». 

Gismondo è recentemente salita alla ribalta per infelici affermazioni – presto dimostratesi infondate – dove considerava l’emergenza sanitaria esagerata, dato che – secondo lei – Covid-19 sarebbe «poco più che una influenza», lamentando il tempo extra passato al lavoro, per controllare i casi positivi che cominciavano ad arrivare.

Dal momento che le affermazioni controverse della virologa non cessavano, l’associazione di scienziati Patto trasversale per la scienza ha recentemente diffidato pubblicamente la virologa, dal diffondere affermazioni che potessero trarre in confusione l’opinione pubblica, in quanto non supportate da robuste fonti scientifiche.

Le “origine ignote” del complottismo negli esperti

Diamo ora un’occhiata al mezzo attraverso cui compare il recente articolo di Gismondo. Il Fatto Quotidiano aveva già pubblicato il 2 marzo un articolo intitolato «Wuhan, quel virus fatto in laboratorio», dove Laura Margottini citava uno studio su un virus-chimera prodotto in un laboratorio di Wuhan, il quale solleverebbe sospetti su una presunta origine ingegnerizzata del SARS-CoV2.

Dello stesso articolo trattò Tg Leonardo, e la clip del servizio è stata recentemente rilanciata in rete per alimentare le tesi di complotto sul Coronavirus. Come abbiamo avuto modo di spiegare entrambe le volte, quel virus-chimera non c’entra assolutamente niente con questo virus, al di là di ogni ragionevole dubbio.

Eppure nel suo articolo Gismondo, pur cercando di buttarla sull’ipotetico, cita un altro studio dove si sarebbero trovate tracce di «proteine» dell’Hiv. La ricerca – secondo lei – sarebbe stata poi «stranamente ritirata». Inoltre cita anche i «Giochi militari tenutisi a Wuhan nel novembre 2019», collegati da alcuni complottisti alla comparsa di SARS-CoV2.

L’articolo a cui fa riferimento Gismondo è un preprint (per altro ancora online), basato su elementi insignificanti, come spiegò Enrico Bucci, commentando che «pubblicare in fretta per guadagnare visibilità e fama accademica è da criminali in questo contesto». Allora forse la rimozione non appare così strana. 

Ipotesi di complotto

Il riferimento ai giochi dei militari sfocia addirittura nel complottismo bello e buono, come abbiamo avuto modo di accertare in un precedente articolo. Conosciamo la filogenesi del Coronavirus dalla Cina ai ceppi isolati nel resto del Mondo, sappiamo che indubbiamente deriva da un beta-coronavirus dei pipistrelli, il quale ha poi effettuato lo spillover nell’uomo; una eventualità studiata già da decenni.

Nella conclusione del suo articolo Gismondo, citando anche un articolo di Nature che smentisce le tesi di complotto, conclude sostenendo che, «Comunque la si voglia pensare, non esiste una proprietà transitiva che affermi virus naturale = virus non diffuso volontariamente o scappato dal laboratorio. Nessuno può pretendere né mai saprà la verità».

Il problema è che non si tratta di “scuole di pensiero” contrapposte, bensì di congetture o preprint insignificanti, contrapposti a quanto appurato dalla Comunità scientifica. Quel che viene normalmente definito “false balance“, ovvero un problema non indifferente nell’infodemia attuale.

Allora perché una persona indubbiamente esperta dovrebbe rilanciare questa sorta di antologia complottista sul nuovo Coronavirus, mettendola sullo stesso piano della mole di dati che la smentiscono? Non spetta a noi dare una risposta, questo è un fenomeno che sicuramente «resterà ignoto».

Sappiamo però che persino dei premi Nobel hanno fatto affermazioni pseudoscientifiche in passato; siamo tutti esseri umani in fondo, cosa che stiamo imparando – nostro malgrado – anche da questa pandemia.

Open.online is working with the CoronaVirusFacts/DatosCoronaVirus Alliance, a coalition of more than 100 fact-checkers who are fighting misinformation related to the COVID-19 pandemic. Learn more about the alliance here (in English)

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