La lettera dell’infermiera di 30 anni malata di Covid ai «maledetti complottisti»: «A voi dedico ogni iniezione che ho dovuto fare, ogni pastiglia che devo mandare giù»

Dopo aver pubblicato un post su Facebook in cui raccontava la sua esperienza sono piovuti insulti e attacchi

Antenne 5g che diffondono il Coronavirus, un’epidemia create ad arte da miliardari come Bill Gates e poi i gilet arancioni del generale Antonio Pappalardo che scendono in piazza e grida che il «Covid-19 non esiste». L’epidemia di Coronavirus è stata accompagnata da un’altra epidemia, quella del complottismo, della paranoia che diventa ideologia e alimenta diffidenza e odio. Lo stesso odio presente nei commenti sul post pubblicato da Giulia Oriani, infermiera 30enne di Torino, malata di Covid, che ha voluto condividere la sua storia per testimoniare che, nonostante quello che dicono i complottisti, il Covid è reale e può anche colpire – duramente – chi è giovane e gode di una buona salute. La pubblichiamo intera:


Mi chiamo Giulia, ho 30 anni e sono un’infermiera. Nel mese di marzo mi sono ammalata di Covid-19. Inizialmente, nella sfortuna, ho pensato di essere stata fortunata, di averla “sfangata” con pochi sintomi, senza che fosse necessario il ricovero in ospedale.. un po’ di febbre, qualche dolore muscolare, difficoltà respiratorie lievi e risolte in pochi giorni, un solo accesso in ospedale per broncospasmo.
Niente di che, insomma.

I problemi sono iniziati circa dieci giorni dopo la mia negativizzazione al tampone. Uno strano dolore alla gamba, un esame al volo e la diagnosi di Trombosi Venosa Profonda. Il che significa che in una vena della mia gamba (dopo qualche giorno, in due vene diverse) si era formato un coagulo così grosso da non far passare più il sangue. Ho 30 anni, e il mio sangue coagula come quello di un vecchietto allettato.

Da lì, il mio calvario.

Sono stata vista da: chirurgo vascolare, chirurgo generale, ematologo, psichiatra, medico d’urgenza e cardiologo.
Ho eseguito 5 eco-doppler alla gamba, un’ecografia della parete muscolare dell’addome, una lastra del torace, una TAC torace e arto inferiore con mezzo di contrasto, un ECG-holter delle 24h, un ecocardio e un’infinità di esami del sangue.
Mi sono sentita diagnosticare una doppia trombosi venosa profonda con riduzione del flusso persistente dopo due mesi di terapia e parziale dilatazione della vena, una tachicardia sinusale con battiti ectopici ventricolari e sopraventricolari, un disturbo post-traumatico da stress con insonnia, una vasculite post covid-19.

Ho avuto spesso, troppo spesso, paura. Tanta. Paura di non poter mai più tornare a svolgere il mio lavoro come prima, paura di morire. Mi hanno imbottita di psicofarmaci prima di capire che non era l’ansia la causa della tachicardia, ma mi hanno detto di continuare a prenderli, per dormire. Peccato che io non dorma da settimane. Ogni notte mi sveglio a causa degli incubi che faccio. Dormirò sì e no 4 ore.
Convivo con un fantasma, quello della malattia.
Sono arrivata ad odiare la mia casa, diventata una prigione da ormai 79 giorni.

Questo post l’ho scritto in realtà per fare una dedica speciale.
Lo dedico a voi maledetti complottisti, che sostenete che il virus non esista, che sia stato creato per far guadagnare soldi a Bill Gates, che vi stiano mentendo e la situazione non sia così grave come sembra, che non volete mettervi la mascherina perché vi farà morire di ipercapnia (che manco sapete cosa sia), che vi ammassate nelle piazze perché non avete paura di un virus che uccide solo i vecchi, che sostenete che il virus sia un problema solo per chi ha malattie gravi e invalidanti…. e tante altre puttanate.
A voi che pensate che tanto non vi capiterà mai niente, dedico la foto della terapia che ho dovuto prendere negli ultimi due mesi e che continuerò a prendere non so per quanto tempo. E ho SOLO trent’anni.

A voi dedico ogni singola iniezione che mi sono dovuta fare, ogni ematoma distribuito sul mio corpo, ogni pastiglia che devo mandare giù tutti i giorni, ogni minuto di veglia al buio, ogni sfarfallio che avverto nel petto.

Con affetto, Giulia


Dopo la pubblicazione del post, diventato virale in poco tempo, l’infermiera è poi intervenuta con una precisazione: «Questo post è stato pensato e scritto per il mio profilo, mai avrei pensato che avrebbe avuto una simile visibilità, al di fuori dei miei soliti tre o quattro commentatori». La 30enne ha voluto rispondere anche ai tanti che l’hanno attaccata per le sue parole: «Siete liberi di non credermi, vivo lo stesso, ma a chi mi dà del fake consiglio di rileggersi le regole sulla privacy di Facebook. Vi dico solo che, certi commenti, sotto al post di una persona che ha un disturbo post traumatico da stress, possono avere effetti devastanti. Fortunatamente riconosco l’ignoranza e tiro avanti, ma dovete vergognarvi. TANTO»

Foto di copertina: Facebook

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