Stadi, c’è il via libera del governo: su tutti i campi di Serie A accesso consentito a 1.000 spettatori

Dopo settimane di discussioni, alla fine la decisione è stata presa: ingressi aperti per un massimo di mille persone

Da domani stadi aperti per tutte le partite di Serie A, per un massimo di ingressi di 1.000 persone sugli spalti. È questa la decisione presa nell’incontro del tardo pomeriggio organizzato dal ministro Francesco Boccia, che ha convocato il presidente della conferenza delle Regioni Stefano Bonaccini e i ministri Roberto Speranza e Vincenzo Spadafora.


La questione della riapertura degli stadi ha fatto discutere per diverse settimane. Per evitare l’eventualità che si procedesse in autonomia nelle diverse Regioni, il governo ha deciso di accelerare i tempi. Proprio su questo punto, anche il presidente del Consiglio superiore di sanità, Franco Locatelli, ha commentato la decisione dicendo che «è auspicabile un atteggiamento pridenziale e una omogeneità di approccio su tutto il territorio nazionale».

Da qui al 7 ottobre si lavorerà anche per dare un contributo condiviso tra governo e regioni in vista del prossimo dpcm – definito anche sulla base delle valutazioni del ministero della Salute e del Cts – , allo scopo di definire una percentuale di ingresso che tenga conto della capienza degli impianti per ogni disciplina sportiva. «Ci adeguiamo sugli Stadi e sullo sport», ha twittato Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio. «Ma per noi la proprietà è difendere e tutelare la scuola e l’Università».

Spadafora: «Un esperimento per le prossime aperture»

La riapertura parziale degli stadi è stata definita dal ministro Spadafora una «sperimentazione per le prossime aperture, al fine di non fare disparità tra le squadre» – un’eventualità che si sarebbe presentata con i provvedimenti diversi a seconda delle Regioni. «L’obiettivo – ha sottolineato – è ora quello di definire un protocollo unico che preveda una percentuale di spettatori in base alla capienza reale degli impianti».

«L’apertura degli stadi al pubblico è una bella notizia», ha detto il presidente della Figc Gabriele Gravina. «Ma il fatto che il via libera sia arrivato solo per la Serie A e non per gli altri campionati professionistici mi lascia perplesso». Gravina ha sottolineato come i protocolli di sicurezza siano gli stessi per tutte e tre le serie, e per questo dovrebbero avere lo stesso trattamento.

Lo scontro tra Serie A e Spadafora

«Non mi piace dirlo, ma lo devo fare a voce alta: il calcio merita rispetto, bisogna pianificare le cose dialogando», aveva detto il presidente della Lega di Serie A Paolo Dal Pino, a Radio DeeJay, commentando la riapertura parziale ai tifosi degli eventi sportivi (come le finali di tennis Open, con un migliaio di persone).

E attacca il ministero dello sport guidato da Spadafora tacciandolo di mancato coinvolgimento in una fase così delicata del post-pandemia da Covid-19. «A luglio abbiamo fatto con i migliori consulenti in circolazione uno studio di 300 pagine su come riaprire gli stadi in totale sicurezza, nessuno ci ha mai chiamato nemmeno per affrontare questo discorso», aveva detto Dal Pino. «Il Cts fa enormi sforzi per occuparsi del paese, siamo grati a loro per quello che stanno facendo. Ma rispetto al nostro ministero dello sport il dialogo non è quello che dovrebbe essere».

Spadafora, dal canto suo, si era detto stupito dell’attacco: «L’attenzione è stata costante le soluzioni trovate per portare a termine lo scorso campionato e iniziare nei tempi quello che comincia oggi sono state condivise», aveva detto. «Riceverò con piacere il presidente Dal Pino nei prossimi giorni».

Il viceministro della Salute Pierpaolo Sileri aveva invocato a tutti gli effetti una nuova fase della gestione pandemia: quella del ritorno alla normalità, un ritorno che, secondo lui, dovrà passare anche per la riapertura degli stadi. Eppure non si potrà passare dalle partite a porte chiuse alle tribune piene di tifosi: «Non si può essere bianco o nero» ha detto durante il discorso di questa mattina, in visita a Bologna per la nascita dell’Irccs Sant’Orsola. Per il viceministro il passaggio dovrà essere più graduale necessario optare per sfumature più equilibrate che riportino, «gradualmente e con giuste misure di sicurezza», i tifosi negli stadi.

Il confronto con i giornalisti è poi proseguito con il commento da parte di Sileri all’ordinanza del presidente dell’Emilia Romagna Bonaccini sull’apertura al pubblico degli stadi e degli eventi sportivi. «Non credo si tratti di fuga in avanti» ha detto, condividendo la scelta del governatore e ribadendo quanto faccia male in questo momento di ripartenza «vedere ancora gli stadi vuoti».

L’ordinanza di Zaia

Intanto, in Veneto, Zaia sembra essere della stessa opinione. L’ordinanza emanata da poche ore riapre gli eventi sportivi al pubblico per un massimo di mille persone negli impianti all’aperto e 700 in quelli al chiuso, con posti rigorosamente pre-assegnati. Anche la decisione del governatore veneto dunque, valida da oggi fino al 3 di ottobre, sembra confermare le intenzioni espresse dal viceministro Sileri. Fra le nuove norme da rispettare anche il divieto di collocazione in piedi o di spostamento di posto.

Il Bentegodi di Verona non sembra però intenzionato a seguire l’apertura del governatore. Nessuna riapertura al pubblico per questa sera, in occasione della prima di campionato tra l’Hellas e la Roma. Gli ingressi saranno permessi solo sotto invito. Il motivo sono le tempistiche, ritenute dalla società troppo strette. L’ordinanza regionale infatti è stata emanata solo questa mattina. La preoccupazione sarebbe soprattutto per l’eventuale vendita di biglietti e l’assistenza interna degli steward da organizzare nella massima sicurezza e in poche ore.

Stadi come quarantena, il controllo è la chiave

Riguardo alla riapertura degli spalti al pubblico, il peggioramento «lento e progressivo» dell’aumento dei contagi da Covid-19, così come definito dall’ultimo monitoraggio dell’Istituto superiore di Sanità, sembra dunque non preoccupare. «Al momento è tutto sotto controllo», ribadisce Sileri, sottolineando come una scelta del genere darebbe un forte contributo «alla giusta progressione verso la normalità».

Sulla scia di una fase d’emergenza che il viceministro ritiene a tutti gli effetti conclusa, Sileri respinge poi l’idea di un passo più lungo della gamba anche riguardo alla sua proposta di ridurre i giorni di quarantena da 14 a 7, «purché ci sia un tampone al termine dei 7 giorni che dimostri negatività». Così come per il discorso isolamento, anche per la riapertura degli stadi, il controllo rimane per il viceministro l’elemento chiave su cui fare affidamento.

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