Torna in cella il boss Pasquale Zagaria: il suo caso aveva dato il via allo scandalo scarcerazioni

La scarcerazione era stata disposta dal giudice di sorveglianza di Sassari, lo stesso che ha poi sollevato questione di legittimità costituzionale contro il decreto Bonafede

Torna in carcere Pasquale Zagaria, ergastolano e fratello del capoclan dei Casalesi Michele. Il boss è stato trasferito questa mattina nel carcere di Opera a Milano, la struttura individuata dal Dap come luogo idoneo per la detenzione. Zagaria era stato scarcerato ad aprile, dopo l’inizio dell’emergenza Coronavirus, dal giudice di sorveglianza di Sassari, lo stesso che ha poi sollevato questione di legittimità costituzionale contro il decreto Bonafede.


Il caso di Zagaria aveva dato il la allo scandalo scarcerazioni, con boss di mafia, camorra e ‘ndrangheta che erano tornati ai domiciliari per l’emergenza Covid. Alla base delle scarcerazioni, una circolare autorizzata dall’allora direttore del Dap Francesco Basentini, poi dimessosi. Zagaria, che è malato da tempo, era stato posto ai domiciliari in casa di un familiare a Brescia.

L’ospedale di Sassari, dove seguiva le terapie per la malattia, non era più in grado di prestargli le cure necessarie. Il tribunale di sorveglianza di Sassari aveva però disposto un termine di cinque mesi alla misura dei domiciliari, che è scaduto il 21 settembre. Il tribunale di Brescia, al quale i colleghi sardi avevano girato il fascicolo per competenza, hanno dunque ritenuto cessate le esigenze e riportato il boss in carcere.

A proposito della scarcerazione di Zagaria, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede aveva detto: «Il governo ha varato due decreti per fare in modo che le persone condannate per mafia e che si trovavano in detenzione domiciliare tornassero davanti ad un magistrato affinché prendesse una nuova decisione vagliata sulla nuova situazione sanitaria». In tanti casi, «i domiciliari sono stati revocati», aveva aggiunto Bonafede, grazie alla «risposta dello Stato che è stata determinata. Le decisioni dei magistrati di sorveglianza sono state prese in un periodo difficile. Abbiamo fatto di tutto per garantire la sicurezza di chi lavora e vive nelle carceri».

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