Becciu rischia le accuse di peculato e favoreggiamento. I timori del Vaticano, tra silenzi e crollo delle donazioni

Lo sfogo del cardinale: «Ancora non so di cosa sono accusato». Ma in settimana potrebbe arrivare l’avviso di garanzia. Le ripercussioni dello scandalo sulle casse vaticane

Angelo Becciu rischia le accuse di peculato e di favoreggiamento. A riferirlo è La Repubblica, spiegando che il cardinale potrebbe vedersi notificato un avviso di garanzia nei primi giorni della settimana. Il cardinale, che era arrivato ad essere il numero tre del Vaticano e che di fatto è stato messo alla porta da Papa Francesco, è finito nella bufera per le donazioni che sarebbero state girate alla coop del fratello (circostanza che lui ha negato totalmente) e, soprattutto, per l’acquisto del palazzo di Londra che finora lo ha più volte sfiorato ma mai chiamato in causa in prima persona.


«Ancora non so di cosa sono accusato» si è sfogato Becciu. Secondo L’Espresso, il faro degli inquirenti è puntato in primis sul presunto ruolo di Becciu nella vicenda della compravendita del palazzo di Londra, che ha esposto la segreteria di Stato a una serie di incroci pericolosi con broker e fondi di investimento e che, di fatto, ne ha prosciugato le casse. Gli inquirenti stanno esaminando chat e carte bancarie, e sono convinti di avere in mano una documentazione importante. A muoversi, oltre alla magistratura vaticana, sono anche gli uomini della Guardia di Finanza.

Sul caso Becciu, al momento, dalla Cei non è arrivato alcun commento, se si fa eccezione per quello di Corrado Melis, vescovo di Ozieri, terra di origine del cardinale, che ha attestato «di non aver mai impiegato un solo centesimo in risorse per finalità diverse da quelle umanitarie e caritatevoli». Per il resto silenzio assoluto sui fondi provenienti dall’8 per mille che sarebbero stati dirottati alla coop gestita dal fratello di Becciu.

L’Obolo vale 78 milioni di dollari l’anno

Intanto, tra le mura vaticane si teme che il rumore sul caso Becciu possa divenire un boomerang e portare a un calo delle donazioni. L’Obolo vale 78 milioni di dollari l’anno, stando agli ultimi dati resi noti, quelli del 2016. Ma secondo quanto trapelato sulla stampa americana, negli anni successivi al 2016 si sarebbe registrato un calo importante delle donazioni, fino a 10 milioni di euro. In ogni caso, almeno fino ad oggi, solo una parte viene utilizzata a scopi benefici, meno di un terzo. Il resto viene invece stanziato al ‘funzionamento’ della Chiesa universale. Per questo 2020, a causa della pandemia, lo stesso Vaticano calcola un calo delle entrate tra il 25 e il 45% rispetto all’anno precedente.

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