L’ombra dei lavori forzati dietro i grandi brand della moda: il blitz dell’artista uiguro per le strade di Milano – Le immagini

I manifesti dell’artista uiguro Yettesu sono stati affissi per il centro di Milano, con l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica sui campi di detenzione che si nascondono dietro gli abiti dei grandi marchi

La settimana della Moda di Milano è quasi al termine. Oggi, 28 settembre, è l’ultimo giorno di una delle manifestazioni più seguite in Italia e in Europa. Ma nel giorno della chiusura delle danze, in città non ci sono solo i modelli e le modelle che camminano per le strade del centro: accanto ai negozi di grandi marchi – come Zara, Nike e Uniqlo – sono comparsi alcuni manifesti con su scritto: «Forced Labour».


L’autore è l’artista uiguro Yettesu. Il suo obiettivo è quello di sensibilizzare i consumatori sullo sfruttamento dei lavoratori che c’è dietro la realizzazione degli abiti di marca. In particolar modo, l’opera rimanda al lavoro forzato nella Regione Autonoma dello Xinjiang, dove è in atto il più grande internamento di una minoranza etnica e religiosa dalla Seconda Guerra Mondiale. Il governo cinese ha imprigionato dagli 1 agli 1,8 milioni fra uiguri e turco musulmani in campi di detenzione e lavoro.

Abiti Puliti

Quel che accade nei campi è riconosciuto come crimine contro l’umanità: torture, separazioni forzate delle famiglie, sterilizzazione obbligatoria delle donne e aborti forzati. Ma il vasto sistema di lavoro forzato colpisce fabbriche e fattorie nella regione e in tutta la Cina, sia all’interno che all’esterno dei campi di internamento. Come ha sottolineato Ambra Batilana-Gutierrez, membra della Leadership Council della Model Alliance, «il 20% del cotone prodotto nel mondo viene realizzato sfruttando il lavoro forzato della minoranza etnica uigura in Cina».

Manifesti staccati su Corso Vittorio Emanuele

Il blitz artistico fa parte della nuova campagna di Abiti Puliti (Clean Clothes), un’alleanza di settore che da anni lavora per sensibilizzare l’opinione pubblica di tutto il mondo sulle condizioni di lavoro nel settore dell’abbigliamento. L’iniziativa si chiama End Uyghur Forced Labour, pensata per chiedere ai marchi della moda e ai loro distributori di porre fine al lavoro forzato nella Regione Autonoma Uigura dello Xinjiang

Abiti Puliti

Stando a quanto ricostruito da Abiti Puliti, i marchi e i distributori collegati a casi specifici di lavoro forzato uiguro sono:

  • Abercrombie & Fitch
  • adidas
  • Amazon
  • Badger Sport (Founder Sport Group)
  • C&A (Cofra Holding AG)
  • Calvin Klein (PVH)
  • Carter’s
  • Cerruti 1881 (Trinity Limited)
  • Costco
  • Cotton On
  • Dangerfield (Factory X Pty Ltd)
  • Esprit (Esprit Holdings Ltd.)
  • Fila (FILA KOREA Ltd)
  • Gap
  • H&M
  • Hart Schaffner Marx (Authentic Brands Group)
  • Ikea (Inter IKEA Systems B.V.)
  • Jack & Jones (Bestseller)
  • Jeanswest (Harbour Guidance Pty Ltd)
  • L.Bean
  • Lacoste (Maus Freres)
  • Li-Ning
  • Mayor
  • Muji (Ryohin Keikaku Co., Ltd.)
  • Nike
  • Patagonia
  • Polo Ralph Lauren (Ralph Lauren Corporation)
  • Puma
  • Skechers
  • Summit Resource International (Caterpillar)
  • Target Australia (Wesfarmers)
  • The North Face (VF) *
  • Tommy Hilfiger (PVH)
  • Uniqlo (Fast Retailing)
  • Victoria’s Secret (L Brands)
  • Woolworths (Woolworth Corporation, LLC.)
  • Zara (Inditex)
  • Zegna

I manifesti originali

Yettesu
Yettesu
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