Camorra, blitz sul clan Moccia: 13 arresti e 14 locali sequestrati a Roma. Tra le vittime dell’usura spunta il figlio di Gigi D’Alessio

Nell’ordinanza viene menzionata un’intercettazione in cui D’Alessio parla al telefono con qualcuno con cui si lamenta delle pesanti pressioni subite per la restituzione del danaro in tempi stretti

C’è anche il nome di Claudio D’Alessio, figlio del celebre cantautore Gigi, tra quelli che compaiono nell’inchiesta sul clan della Camorra Moccia condotta dalla direzione distrettuale antimafia di Roma. Secondo gli investigatori, la storica organizzazione di stampo mafioso avrebbe elargito prestiti anche a D’Alessio Junior. In particolare, i pm contestano agli affiliati al clan camorristico finiti in manette oggi il reato di esercizio abusivo del credito.


Sono almeno tre le persone con cui il clan Moccia trattava. Tutte loro, compreso Claudio D’Alessio, «necessitavano dei prestiti» e il clan «pretendeva interessi variabili senza autorizzazione». Ad aiutare gli investigatori a far luce su questi episodi, alcune intercettazioni che lasciano intendere la condizione in cui si trovavano le vittime d’usura e la pressione con cui veniva loro richiesto di restituire le somme prestate in tempi rapidi con gli interessi.

In particolare, nell’ordinanza viene menzionata un’intercettazione in cui D’Alessio parla al telefono con qualcuno che si trova nella sua stessa situazione. Entrambe le voci intercettate si lamentano dunque delle pesanti pressioni subite per la restituzione del danaro in tempi stretti.

«Se tu non blocchi un attimo la situazione e dai il tempo di respirare e di organizzarsi, qui non si andrà mai da nessuna parte – si sfoga D’Alessio – e quindi dico… cioè, non è che uno va a rubare la mattina che all’improvviso io ti posso chiudere…», continua il giovane. «Serve un attimo di respiro – conclude al telefono – fammi lavorare, fammi fare e poi si stabilisce un piano di rientro».

Sembra che il giovane dovesse restituire «30 mila euro» al clan Moccia e, in particolare, ad Angelo e Luigi Moccia, ritenuti i capi del clan camorristico che tra i suoi affari – oltre al controllo su diversi ristoranti del centro storico di Roma – ha anche il prestito di denaro. È nella Capitale che l’organizzazione mafiosa di Afragola avrebbe reinvestito molti dei capitali illeciti.

Con il blitz di oggi, sono finiti in manette 13 esponenti del clan tra Napoli e Roma e sono stati sequestrati 14 locali nel cuore della Capitale. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di estorsione, intestazione fittizia di beni, aggravati dal metodo mafioso, e esercizio abusivo del credito.

Leggi anche: