Coronavirus, test fai da te. Cosa sono i kit di auto-diagnosi che ha annunciato Zaia. E che potrebbero arrivare in Italia

Citati dal governatore del Veneto, sono in via di sperimentazione nei laboratori del professor Rigoli a Treviso. Ecco come funzionano negli Usa

Un kit per auto-diagnosticarsi il SARS-Cov-2. Non è fantascienza né la pratica azzardata di un autodidatta, ma la nuova tecnologia di screening di massa che presto potrebbe essere diffusa (anche) in Italia. A puntare il faro sui test auto-diagnostici è la Regione Veneto che, alle prese con una curva epidemica in pericoloso aumento, ha deciso di verificare nei propri laboratori la frontiera internazionale di monitoraggio. L’annuncio del governatore Luca Zaia è arrivato nel corso di una diretta Facebook. «Esistono già in giro per il mondo», ha detto. «È il momento di evolvere la nostra capacità ci screening di massa, e su questo il dottor Rigoli a Treviso sta facendo il possibile».


I test che Roberto Rigoli, direttore del laboratorio di microbiologia di Treviso, sta sperimentando in queste ore sono arrivati dall’estero e potrebbero, se confermati nella loro efficacia e sicurezza, essere presto diffusi in tutta la regione. La fiducia sulla tecnologia di auto diagnosi è talmente alta che il governatore ha parlato di una piattaforma, già pronta, su cui i cittadini potranno iscriversi. Il passo successivo poi sarà la prenotazione del kit che, in questo modo, potrà arrivare comodamente a casa, con tempistiche e modalità ancora da specificare.

Si parla di circa 20 multinazionali che starebbero sperimentando il metodo diagnostico, con una certificazione da parte della Fda (Food and Drug Administration, l’ente governativo statunitense che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici) che fa ben sperare Zaia. «In molti casi hanno già sperimentato e accertato ma noi siamo come il piccolo chimico, dobbiamo verificare di nuovo e ricontrollare tutto», ha spiegato. Il governatore rende conto di un percorso di verifica che attualmente starebbe facendo attendere i cittadini veneti e che potrebbe estendersi anche nel resto del Paese. Una messa in sicurezza ulteriore, nonostante le prove internazionali già eseguite.

Ma come funziona e di quale kit si parla?

Il kit statunitense

Nonostante i tamponi molecolari rimangano al momento la fonte più certa di diagnosi per la Covid-19, i numeri sempre più alti di contagi rendono necessario in molti Paesi, tra cui l’Italia, l’intervento di screening di massa più veloci. La prima fase di scrematura dei casi è fondamentale per il risparmio di tempo e risorse, e su questo il lavoro dell’azienda di biotecnologie statunitense Cellex sembra aver raggiunto buoni risultati. Lo sviluppo di un test rapido fai da te sarebbe stato infatti concluso dall’azienda meno di un mese fa e ora pronto per essere messo in commercio negli Stati Uniti.

L’elemento importante da sottolineare è che sebbene finora siano state sviluppate altre diagnosi rapide che consentono agli utenti di testarsi a casa, quei metodi precedenti richiedevano ancora che le persone inviassero campioni a un laboratorio o a una struttura sanitaria per l’elaborazione. Dunque la diagnostica proposta dagli Stati Uniti sarebbe la prima che può essere non solo effettuata ma anche completata a casa. Al momento non è dato sapere se il modello preso in esame in questi giorni dai laboratori clinici del professor Rigoli sia effettivamente quello proposto da Cellex, ma il riferimento di Zaia all’approvazione della Fda (Food and Drug Administration) americana sembra far ben sperare.

Come funziona

Il modello di kit pensato per i cittadini veneti potrebbe avere una composizione simile a quello statunitense dell’azienda Cellex. Primo elemento presente è ovviamente il cotton fioc per il tampone, da passare all’interno delle narici ma senza dover raggiungere le parti più profonde del setto nasale. Il cotton fioc dovrà poi essere immerso in un reagente contenuto in una provetta in plastica presente nel kit.

CELLEX/GAUSS | Il test fai da te

Dopo qualche minuto, lo stesso liquido verrà versato su una piccola scatola- tester. Massimo 15 minuti e compariranno alcune linee colorate da fotografare con un’app sviluppata appositamente. L’aspetto digitale è l’altra caratteristica del test fai da te. L’azienda di biotecnologie ha collaborato con il gruppo informatico Gauss nella creazione di un’applicazione da scaricare sul proprio smartphone, mirata a fornire una lettura il più corretta possibile dei risultati. La fotografia del tester, infatti, verrà sottoposta alla capacità di elaborazione delle immagini dell’app che così eviterà letture sbagliate dei risultati: una soluzione per rimediare ai casi in cui le linee del tester risultino poco visibili o forniscano un esito contraddittorio.

CELLEX/GAUSS | Le fasi del test auto diagnostico

Dubbi e certezze

Quello che al momento è certo è che la nuova tecnologia del kit fai da te costituisce un grosso risparmio in termini di tempo ma anche in termini di spesa economica. L’utilizzo su un alto numero di persone si rivela la strategia più efficace per valorizzarne le potenzialità diagnostiche. Non possiamo non considerare la difficoltà più grande – come per tutti i test rapidi – relativa ai falsi negativi. Poiché la ricerca di cui si parla non è diretta al materiale genetico, come accade con i tamponi molecolari, ma riguarda le proteine superficiali tipiche del virus, la rilevazione negativa delle stesse proteine risulta meno affidabile perché più soggetta a una ricerca fallimentare. A questo proposito, nel caso specifico degli Stati Uniti, il CEO di Cellex, James Li, ha affermato che il test dimostra una sensibilità quasi del 90%.

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