Riaprire a Natale? Galli: «Arrivano due settimane terribili per gli ospedali: senza veri cali, costretti al lockdown totale»

«A Ferragosto abbiamo pazziato, il Natale ce lo stiamo giocando». Il direttore di Malattie infettive del Sacco di Milano invita a prepararsi alle prossime due settimane con l’allestimento di Covid Hotel: «Dovevano essere già pronti»

Visti i fallimenti sul fronte contenimento di contagi da Covid 19, qualche mese fa il professor Massimo Galli andava definendo come inevitabile una seconda ondata di positivi che avrebbe messo di nuovo in ginocchio il Paese. E ora, nella valutazione di numeri e curve epidemiche, l’infettivologo vede in modo altrettanto inevitabile la sofferenza acuta di ospedali, ricoveri e assistenza almeno per i prossimi 15 giorni. Uno scenario di cui il professor Galli è convinto e che descrive a Il Messaggero in riferimento ai circa 30 mila casi al giorno riportati dagli ultimi bollettini giornalieri.


Due settimane difficili quelle che ci aspettano, dopo le quali, se non si verificherà un cambiamento di rotta, dovremo aspettarci un lockdown totale come unica soluzione possibile. La valutazione del professor Galli è piuttosto netta: «In terapia intensiva siamo a 91 posti letto in più occupati al giorno, in area medica 700. Di questo passo tra due settimane gli ospedali saranno allo stremo» racconta, sottolineando come ora la scommessa vera da vincere è «sulla possibilità di una riduzione effettiva della trasmissione del virus nell’arco dei prossimi 15 giorni. Perché siamo già al limite».

«Servono subito Covid Hotel»

Quello che secondo Galli servirebbe a questo punto sono i cosiddetti Covid Hotel, «la disponibilità di luoghi per il ricovero delle persone che non necessitano di un letto in un reparto per acuti o per i pazienti che potrebbero essere pre dimessi», spiega. Lo scienziato invita a «prepararsi subito» su questo fronte, non dimenticando di ribadire quanto tale preparazione sarebbe dovuta avvenire prima e non a ridosso di un ulteriore collasso sanitario.

«Ora vincere le due “battaglie madri”»

Il direttore di Malattie infettive dell’Ospedale Sacco di Milano parla dei dati della Lombardia come un piccolo segnale di ripresa ma che al momento non si tradurrà in un effettivo rallentamento, così come sul piano nazionale, se non si vinceranno due «battaglie madri». La prima citata dall’infettivologo è quella riguardante l’assistenza domiciliare, «da potenziare una volta per tutte per riuscire a ridurre la tensione sugli ospedali».

L’altra non meno importante è quella sulle riaperture: «Aziende e scuole devono avere la possibilità di fare diagnosi precocissime, test frequenti. Se riapriamo, non dobbiamo commettere i vecchi errori». Lo scienziato non manca di ribadire il confronto con la scorsa estate, esempio di come negligenza e impreparazione abbiano condotto alla seconda ondata. «A Ferragosto abbiamo pazziato, il Natale ce lo stiamo giocando insieme al Capodanno. Evitiamo di giocarci anche la prossima Pasqua».

Leggi anche: