In carcere di nuovo il leader delle proteste di Hong Kong Joshua Wong: si è dichiarato colpevole

Arrestato insieme ai due compagni, Ivan Lam e Agnes Chow, per incitamento e assemblea non autorizzata, il giovane attivista pro-democrazia dovrà attendere il 2 dicembre per la sentenza definitiva

Si è dichiarato colpevole poche ore fa davanti alla Corte di Hong Kong, e ora, il giovane leader delle proteste pro-democrazia Joshua Wong è ufficialmente in stato di detenzione. Insieme a lui, gli altri due ormai noti compagni attivisti, Ivan Lam e Agnes Chow, sono comparsi in tribunale dichiarandosi con Wong colpevoli di incitamento e organizzazione di assemblea non autorizzata. La misura di restrizione è stata decisa in attesa della sentenza che avverrà il 2 dicembre, nel frattempo i tre giovani dovranno rimanere in carcere. L’accusa agli ex membri del movimento pro-democrazia Demosisto, scioltosi poche ore prima dell’entrata in vigore della legge sulla sicurezza nazionale, è legata alla protesta che si è svolta nel giugno dello scorso anno davanti al quartier generale della polizia di Wan Chai, per cui ora i giovani rischierebbero un massimo di cinque anni di carcere.


«Rispetto a duemila cittadini di Hong Kong che sono sotto processo e ai dodici detenuti in Cina, le accuse che affronto sono minime», aveva scritto ieri, domenica 22 novembre, il giovane Wong su Twitter. Una legge sulla sicurezza nazionale imposta da Pechino e un via vai di attivisti fuori e dentro di prigione è la difficile realtà a cui attualmente i manifestanti di Hong Kong sono costretti, sempre più limitati nelle loro libertà di espressione e di richiesta. Joshua Wong, il 24enne a capo delle proteste però, non ha mai mollato. «Anche in prigione continuerò a condividere i miei pensieri su Patreon. Siete i benvenuti per scrivermi lettere», ha scritto poche ore prima della comparsa in tribunale questa mattina.

Arrestato l’ultima volta nel settembre 2020, per aver partecipato nel 2019 ad una riunione non autorizzata, era stato accusato anche di aver violato la legge anti-maschera. Rilasciato dopo qualche ora sotto cauzione, parlando a Open aveva raccontato di una vita ormai resa molto difficile dalle continue intimidazioni e pedinamenti. «Mi seguono ovunque» aveva detto, «ma ci sono attivisti che hanno sofferto molto più di me».

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