Verso il piano italiano sui vaccini: l’ipotesi della seconda dose se la prima fallisce, patentino per chi deve viaggiare

Nel documento che il ministro Speranza punta a portare in Parlamento il 2 dicembre è prevista anche una campagna di test a campione per verificare l’efficacia reale dei vaccini

Mentre i candidati vaccini anti-Covid-19 continuano la loro corsa verso l’approvazione definitiva, l’ Italia si prepara all’arrivo delle prime dosi con un piano di diffusione operativo entro gennaio 2021. I primi passi sono stati fatti dal commissario per l’emergenza Domenico Arcuri, incaricato di coordinare la redazione del piano di distribuzione dei vaccini in Italia, con la prima raccolta dell’elenco dei punti di distribuzione per ogni regione. Altri dettagli emergono su come sarà regolata la vita quotidiana durante la vaccinazione, con l’obiettivo da parte del governo di portare in Parlamento almeno una prima bozza del documento nei primi giorni di dicembre, probabilmente il 2.


Chi verrà vaccinato per primo

Uno dei punti principali contenuti nel Piano vaccinale è quello delle priorità da riconoscere a certe categorie di popolazione considerate più fragili. I primi ad essere sottoposti a vaccinazione anti Covid saranno quindi gli operatori sanitari di strutture pubbliche e private, comprese le Rsa. Subito dopo toccherà agli ultra ottantenni. Solo successivamente si passerà alle fasce più giovani, over 75, over 70 e così via. A loro si aggiungeranno i cittadini più giovani colpiti da malattie importanti e quindi anche più fragili. L’aspettativa di copertura, come ha ribadito anche il professor Gianni Rezza, «dovrà raggiungere il 60-70% della popolazione per riuscire ad ottenere l’immunità di gregge». L’idea per garantire la priorità stabilita ad operatori sanitari e anziani è quella di utilizzare subito il vaccino di Pfizer con 3,4 milioni di dosi per 1,7 milioni di persone.

Cosa succede se la prima dose non funziona

Tra le indicazioni del Piano, anche la verifica sull’efficacia della formula somministrata. Secondo quanto stabilito nel documento del ministro Speranza, saranno effettuati dei test immunologici per capire se il vaccino ha funzionato. Per poterli fare verrà avviata una campagna di test a campione che, dopo settimane dalla somministrazione della dose, ne verificherà l’efficacia. Si tratterà di test sierologici mirati all’individuazione di anticorpi nel sangue: in caso di esito negativo si dovrà procedere a una seconda vaccinazione, con un prodotto diverso. L’idea si basa sull’arrivo nel tempo di diverse formule provenienti da diverse aziende. Ognuna di queste potrà avere una maggiore o minore efficacia a seconda della categoria di popolazione a cui verrà somministrata.

Dove saranno distribuite le dosi

Sono 300 i punti di distribuzione in tutta Italia individuati dal Piano vaccinale con l’aiuto delle Regioni. La lista comprende ovviamente in primis gli ospedali, in grado di conservare e somministrare il vaccino, e poi anche le Rsa diffuse sui territori. Ogni presidio ospedaliero individuato e riconosciuto dal Piano come punto di distribuzione dovrà essere in grado di vaccinare «almeno 2 mila persone in 15 giorni». Per quanto riguarda invece le Rsa, il vaccino dovrà essere somministrato attraverso unità mobili che devono raggiungerle in non più di 60 minuti da uno dei presidi ospedalieri più vicini. Dopo la fase riguardante le fasce di priorità della popolazione, per la distribuzione allargata verranno previsti anche drive-in e altre strutture adibite.

Come funzionerà il trasporto

Le fiale di Pfizer arriveranno nei 300 punti stabiliti dentro contenitori chiamati “rack” da 975 dosi. Dopo l’arrivo sarà necessario per tutte le strutture ospedaliere essere in grado di conservare la formula nelle condizioni di temperatura adatte. Questa sarà una delle parti più impegnative del piano logistico di distribuzione: il vaccino Pfizer avrà bisogno di essere conservato a -75/-80 gradi per riuscire a mantenere la sua efficacia. Al contrario, potrà resistere a una temperatura più alta, +4 gradi, soltanto per cinque giorni. Le Regioni hanno assicurato di essere dotate di tutte le tecnologie necessarie per garantire il processo di conservazione delle dosi che arriveranno. In loro aiuto arriveranno anche gli oltre 100 milioni di siringhe per il cui acquisto il commissario Arcuri ha avviato un bando apposito nei giorni scorsi, insieme anche agli oltre 5 milioni di fiale di diluente salino, necessarie per somministrare alcun tipi di vaccino anti-Covid.  

Il “passaporto vaccinale” per spostarsi

Altro aspetto fondamentale del Piano che verrà presentato tra pochi giorni in Parlamento, sarà quello riguardante la registrazione dei vaccini. Come per i tamponi, di necessaria importanza sarà tentare di garantire il tracciamento di tutte le persone che riceveranno la somministrazione. Per fare questo ci sarà l’aiuto di un database, utile non solo per tracciare ma anche per tenere sotto controllo le possibili reazioni avverse. Il registro servirà inoltre a rilasciare dei “passaporti” di avvenuta vaccinazione che potrebbero essere richiesti per gli spostamenti sia all’interno del Paese sia da uno Stato all’altro.

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