Calabria, Gino Strada: «L’ospedale da campo a Crotone? Un primo passo. Le polemiche? Non sono un missionario»

Il medico ha fatto il punto sull’emergenza Covid nella regione, sulle risposte del governo alla pandemia e sulle problematiche del sistema sanitario nazionale

La mattina del primo dicembre, Gino Strada, fondatore di Emergency, è andato a Crotone per fare un sopralluogo all’ospedale da campo davanti al nosocomio cittadino che la sua associazione gestirà per dare una mano alla sanità regionale nell’emergenza Covid. Una struttura tendata, con 20 posti letto allestiti grazie agli sforzi di Protezione civile ed Esercito italiano. Nel pomeriggio, Gino Strada ha tenuto una conferenza stampa sui canali social della testata Calabria News.


Strada ha parlato del nuovo reparto, il cosiddetto Covid 2, che «potrà trattare malati di bassa-media intensità». Al momento, Emergency ha fornito dieci suoi medici per rendere operativa la struttura, «perché a Crotone c’è più carenza di personale medico che infermieristico». I professionisti messi a disposizione dall’associazione andranno via via aumentando. Per quanto riguarda i macchinari necessari alle cure, «la strumentazione è completa – ha detto Strada, ribadendo che la velocità nell’allestimento della struttura è stata possibile grazie -, alla collaborazione con la Protezione civile e con l’ospedale di Crotone».

L’intervento di Emergency in Calabria per far fronte alla pandemia non si esaurirà con l’ospedale da campo: «Ci stiamo già preparando a mettere in piedi alcune unità mobili, le famose Usca». Poi, il fondatore dell’associazione ha voluto precisare che «all’ospedale di Crotone la situazione appare sotto controllo. È incoraggiante – ha aggiunto – la forte volontà del personale medico di continuare a lavorare e pensare a lungo termine, nel caso in cui dovesse esserci una terza ondata». A proposito dell’assistenza domiciliare, Strada ha riferito un dato: «In Calabria, il 94% dei pazienti si cura a casa. Se si riesce a sviluppare un’assistenza adeguata a casa, si evita che molti pazienti finiscano poi in ospedale».

Il medico ha poi chiarito che «Crotone è il primo passo di Emergency per la Calabria. La priorità l’ha individuata la Protezione civile nazionale. Ovviamente siamo aperti ad altri progetti in altre zone della Calabria». E per schivare ogni possibile critica riguardante l’allestimento di un ospedale gestito dalla sua organizzazione, Strada ha sottolineato: «Nei prossimi tempi sarò molto presente in Calabria. Tutta la divisione medica di Emergency in Calabria non si assenterà nel futuro prossimo. Ribadisco, questa non è un’operazione spot».

Le querelle sulla nomina a commissario della Sanità calabrese

Inevitabile il passaggio in cui a Strada è stato chiesto della mancata nomina a commissario del sistema sanitario regionale, data da molti per certa solo qualche settimana fa. «Nei colloqui che ho avuto per la nomina a commissario, non mi è stato mai chiesto, nemmeno dal presidente del Consiglio, di fare il commissario. Tra l’altro, non mi vedo nemmeno in quella posizione, non avendo le competenze necessarie. L’eventualità della mia nomina a commissario non l’ho mai discussa con nessuno», ha asserito il medico. Senza però evitare di approfondire la questione politica.

Infatti, sul processo di risanamento della sanità calabrese Strada ha detto: «Al momento ci stiamo focalizzando sul Covid. Dobbiamo porre fine alla pandemia. Poi, la ristrutturazione della sanità pubblica calabrese, anzi una rivoluzione, non coinvolge tanto noi medici, ma i politici che hanno responsabilità decennali in questo contesto». Il fondatore di Emergency, a questo punto, ha fatto una considerazione che sa di un auspicio per la serenità della sua associazione nella lotta al Covid nella regione.

«È indubbiamente vero che la politica continua a frenare il processo di risanamento della sanità calabrese. E spero che la politica non arrivi a condizionare anche il nostro lavoro – di Emergency -, che non è quello di rimettere in sesto la sanità della Calabria, ma di rispondere nel contingente all’emergenza Covid. Le premesse per lavorare, al momento, mi sembra che ci siano».

Le dichiarazioni di Spirlì e le accuse alla sanità privata

Il presidente facente funzione della Calabria, Nino Spirlì, aveva respinto, con toni forti, l’ipotesi di una nomina a commissario del fondatore di Emergency: «Che c’entra con noi Gino Strada? La Calabria è una regione dell’Italia, con fior di professori: non ci servono medici missionari africani, non abbiamo bisogno di essere schiavizzati nella nostra sanità». A tali affermazioni, Strada ha risposto nella conferenza di oggi: «Non faccio il politico, e non ho nessuna intenzione di farlo. Dico al presidente facente funzione che io non faccio il missionario. Tantomeno faccio il missionario in Africa».

Ricordando poi che la sua associazione è già da tempo attiva in Italia e nella stessa Calabria: «D’altro canto, ricordo che un polo di Emergency funziona da anni in Calabria, nonostante l’attuale presidente non se ne sia mai accorto». Poi l’argomento della discussione si è spostato sulle problematiche generali del sistema sanitario nazionale. Una di queste è il rapporto dello Stato con il settore privato della salute: «La sanità privata ha diritto di cittadinanza purché rispetti le regole. Credo altrettanto fermamente che la sanità privata debba svolgere il proprio lavoro con i suoi soldi, non con quelli del pubblico. Se in Calabria i dirigenti degli ospedali pubblici non accedono a una buona fetta dei fondi è perché, spesso, quei fondi finiscono nel profitto del privato».

«Il privato dovrebbe sapersi gestire con le proprie risorse – ha detto Strada -. Bisogna rompere questo legame: oggi, chi decide di investire nella sanità privata, la prima cosa che fa è convenzionarsi con il sistema sanitario nazionale. Quindi agisce come privato nell’ottica del proprio interesse, ricevendo però soldi pubblici. Bisogna rompere questo legame, anche per non dare adito a intrallazzi con la politica e la malavita».

Infine, parlando della risposta della politica alla pandemia, Strada ha aggiunto: «Sulla gestione italiana del Coronavirus, diciamo che è stato messo a nudo il re. Il sistema sanitario italiano è andato sempre più impoverendosi, facendo entrare il profitto nella medicina. Si sono considerate le cure come una merce da comprare al supermercato: chi paga di più, ottiene cure migliori. Anche in Calabria, la sanità pubblica in alcuni territori è evanescente, la sanità privata, invece, è sempre presente».

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