Le 5 migliori serie televisive da recuperare nel 2021 (aspettando la fine delle zone rosse)

Follia, sport, space western e (ovviamente) scacchi. Cosa non dimenticare dell’ultimo anno sperando che in quello appena iniziato ci sia poco tempo per guardare serie tv

È vero, ci auguriamo tutti che questo 2021 sia diverso. Che le ore passate in casa nel 2020 si trasformino in ore passate sui tavolini sbilenchi di un bar per un aperitivo, in concerti da centinaia di persone che si schiacciano per stare più vicine al palco e in pomeriggi passati in mezzo alle aule delle università. Ma mentre aspettiamo tutto questo possiamo ancora recuperare una delle poche cose buone lasciate da questo 2020: le serie tv.


Perché di prodotti interessanti ce ne sono stati parecchi, grazie anche a una maggiore attenzione concessa alle piattaforme di streaming con la chiusura dei cinema. La redazione di Open ne ha messe insieme cinque, che potrete salvare fra le tante cose che cercheremo invece di buttare via del 2020.

La Regina degli Scacchi, o Rocky VS La Scacchiera

Molti di voi saranno cascati nella trappola. Magari nelle ultime settimane qualcuno vi ha invitato a casa per un the caldo e magari tra una chiacchiera e l’altra ha tirato fuori una scacchiera nuova di zecca. Perchè non fare una partita? Vi sareste chiesti. Ed eccovi lì, a rigirarvi fra le mani la pedina del re senza sapere come siete riusciti a perderla in cinque mosse. Anche voi, sappiatelo, siete capitati nel tranello ordito dai tanti che hanno apprezzato The Queen’s Gambit, La Regina degli Scacchi.

Qualche penna tagliente l’ha definita su Twitter «un remake di Rocky con una scacchiera al posto di un ring». E in effetti la trama sembra proprio quella, con la giovane campionessa Beth che si trova puntata dopo puntata ad affrontare nemici sempre più forti. Certo, fra psicofarmaci, alcool e allucinazioni, sembra che ogni tanto gli autori passino dalla Philadelphia di di Rocky alla Edimburgo di Trasinspotting. Eppure The Queen’s Gambit rimane una serie piacevole e ben documentata, come ci ha assicurato il maestro di scacchi con cui l’abbiamo vista.

The Mandalorian: Baby Yoda hai vinto tu

«Guardi forse è rimasta una tazza. Ah no, sono finite anche quelle». Se avete fatto l’errore di entrare in un Disney Store nei giorni prima di Natale per cercare un regalo a tema Baby Yoda, questa è la risposta più probabile che avrete ricevuto. Tendenzialmente accompagnata da una voce compassionevole che vi invita a considerare delle splendide miniature di una guardia imperiale comparsa per due scene e mezzo in The Mandalorian, la migliore serie tv mai realizzata a tema Star Wars. Che il piccolo misterioso, appartenente alla razza del venerabile maestro Yoda, fosse una macchina da gadget lo sapevamo tutti.

Eppure è stato progettato talmente bene da risultare irresistibile anche per un Sith. Al netto della verde tenerezza, The Mandalorian resta un’ottima prova del fatto che l’universo famoso per la saga degli Skywalker può ancora riservare storie che lasciano attaccati allo schermo. Prova non molto riuscita invece dall’ultima trilogia. La serie, trasmessa su Disney +, è un ottimo space western e gli ultimi 15 minuti della seconda stagione si trasformano in un abbraccio a quei guerrafondai dei fan della trilogia originale.

We are who we are (che non è un teen drama)

Volete una serie tv che vi faccia dimenticare di essere abbondantemente passati al lato adulto della vita? Provate con Skam Italia, il teen drama ambientato a Roma che ripercorre il format norvegese di Skam. Una sorta di Skins (ultimi sussulti di Mtv) con un po’ meno droga. Per rivivere i vostri 17 anni invece non é il caso di cominciare a guardare We are who we are (Wawwa), la serie diretta da Luca Guadagnino e ambientata in una base militare americana vicino a Chioggia.

Le otto puntate di Wawwa raccontano la vita di due adolescenti che vivono a metà. A metà tra gli Stati Uniti e l’Italia. A metà tra l’infanzia e la vita adulta. A metà tra le loro famiglie e gli altri ragazzi che incontrano. Ma soprattutto a metà tra generi e gli orientamenti sessuali canonici, in una fase in cui la scoperta del sesso é legata a doppio filo alla scoperta di sé.

Tiger King, qualche puntata di respirante follia

Non é una serie ma una docu serie. E pensare che anche solo qualcuno degli episodi di Tiger King sia accaduto anche solo in modo simile a come viene raccontato aiuta ad apprezzarla di più. La serie si concentra sulla vita di Joe Exotic, al secolo Joseph Allen Maldonado-Passage. Immaginiamo la difficoltà degli impiegati dell’anagrafe dell’Oklahoma quando avranno dovuto definire il suo lavoro per inquadrarlo in qualche tabella.

Prima agente di polizia, poi allevatore di tigri e animali esotici, poi proprietario di uno zoo, poi aspirante presidente degli Stati Uniti, aspirante governatore di uno Stato e anche aspirante omicida. Difficile credere che Tiger King non sia solo un’opera di polizia. Eppure Joe Exotic è esistito veramente e i documenti dei processi che lo hanno condannato a 22 anni di carcere per 17 diversi capi di accusa sono lì a testimoniarlo.

The Last Dance, soprattutto se non amate il basket

Il 2020 è un anno destinato a entrare nella storia recente del basket statunitense. Il 26 gennaio l’elicottero con a bordo Kobe Bryant è precipitato portandosi via uno dei più grandi campioni dell’Nba. Non potremo mai vedere cosa avrebbe fatto Kobe dopo il ritiro dal campo, ma pochi mesi dopo la sua morte è uscita una serie che ha raccontato – come mai prima – quell’Nba che l’ha consacrato nell’Olimpio dei migliori sportivi di sempre.

The Last Dance è una serie di dieci puntate sulla storia di Michael Jordan. E per vederla non serve che siate tra quegli appassionati di basket americano che la notte della finale di Nba si rifugiano (Dpcm permettendo) in qualche bar a mangiare alette di pollo per gustarsi la diretta della partitta. E non serve nemmeno che siate dei patiti di sport. Basta solo che vi piacciano le storie, perchè in questa serie sono raccontate dannatamente bene.

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