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Riaperture, dal palco di Roma la voce pacifica dei ristoratori in crisi: «Soluzioni con il dialogo istituzionale» – Il video

In centinaia al sit-in del Circo Massimo: «Siamo turbati da quanto accaduto ieri perché noi non siamo violenti, non siamo Casapound»

In centinaia tra ristoratori e imprenditori del settore dell’ospitalità hanno partecipato al sit-in che si è tenuto oggi 13 aprile al Circo Massimo, nel cuore di Roma, per chiedere la riapertura delle attività. La manifestazione è stata organizzata da Roma più bella, Italian Hospitality Network e Tutela nazionale imprese, che già lo scorso ottobre avevano avuto un incontro con l’allora premier Giuseppe Conte dopo una manifestazione a Montecitorio. La manifestazione al Circo Massimo ha coinvolto esercenti da tutta Italia che, in seguito alle chiusure legate alla pandemia da Coronavirus, hanno le saracinesche abbassate da mesi. Breve momento di tensione quando un gruppo di manifestanti ha tentato di superare il blocco della polizia in assetto antisommossa, ma il sit-in è stato pacifico, dopo gli scontri durante il corteo non autorizzato di ieri.


«Siamo turbati da quanto accaduto ieri perché noi non siamo violenti»

«Siamo turbati da quanto accaduto ieri perché noi non siamo violenti, non siamo Casapound, siamo ristoratori: persone per bene e chiediamo dignità. Noi con le istituzioni vogliamo dialogare», dice dal palco allestito per l’occasione una ristoratrice arrivata a Roma da Enna, in Sicilia. Secondo la Federazione Italiana Pubblici Esercizi circa 30mila imprese hanno chiuso nel corso del 2020. In particolare, in un report il Centro Studi della Fipe ha quantificato in 11,1 miliardi di euro le perdite nel quarto trimestre del 2020 della ristorazione.


«Non capiamo i pregiudizi nei confronti di un settore che vale 2 miliardi all’anno»

«Il nostro settore», sottolinea Maurizio Pasca, imprenditore pugliese e presidente Silb-Fipe, «è chiuso ininterrottamente da 14 mesi, dal 23 febbraio dello scorso anno, tranne quella piccola parentesi per i locali all’aperto che hanno potuto riaprire d’estate. Il 30 per cento», prosegue Pasca, «ha chiuso definitivamente, un ulteriore 40 per cento è destinato a chiudere se non si riapre quest’estate. Siamo stati criminalizzati, indicati come gli untori della pandemia, ma abbiamo chiuso il 17 agosto e i contagi sono iniziati a risalire a ottobre. Non capiamo i pregiudizi nei confronti di un settore che serve a socializzare e che vale 2 miliardi all’anno».

Video: Ansa

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