Caso Aminatou Seyni, via libera a Tokyo per l’atleta intersex. La FederAtletica ammette l’errore: correrà con le donne nei 200

Le voci sulla possibile squalifica dell’atleta del Niger erano partite da un errore della Federazione di atletica nigerina

Aminatou Seyni potrà gareggiare alle Olimpiadi di Tokyo previste dal 23 luglio al 8 agosto 2021. L’atleta della nazionale nigerina potrà infatti prendere parte alla competizione dei 200 metri piani, contrariamente alle voci sulla sua possibile squalifica nate «da un’errata interpretazione della corrispondenza della IAAF sull’iperandrogenismo», secondo quanto riferito da Alio Oumarou, il nuovo presidente della Federazione di Atletica del Niger. La presenza dell’atleta 24enne, infatti, era stata messa in dubbio da una norma della Federazione mondiale di Atletica per cui alle atlete intersex viene vietato di gareggiare con altre donne su distanze superiori ai 400 metri piani, se non dopo aver abbassato i livelli di testosterone presenti nel sangue, mediante apposite cure ormonali. 


Ma la velocista si è rifiutata di abbassare i propri livelli di testosterone, anche a costo di rinunciare all’Olimpiade. E ora, con questa nuova lettura della norma, Seyni potrà competere su distanze inferiori ai 400 metri. E ha deciso di optare per i 200 piani. Un caso che ricorda quello della campionessa Caster Semenya, vincitrice di due ori olimpici negli 800 metri piani. Alla campionessa, dopo una sentenza del 2019 del Tas, venne infatti vietato di gareggiare su distanze superiori ai 400 metri piani tra le professioniste. Il tutto anche a causa di una norma introdotta nel 2011 dalla IAAF sull’iperandrogenismo, una particolare condizione per cui una donna produce naturalmente alti livelli di testosterone, a tal punto da far pensare che l’atleta, in questo caso, possa averne tratto vantaggi competitivi sulle altre atlete. 

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