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Vaccini in compresse o in spray nasali? Ecco come potrebbero essere i futuri farmaci anti-Covid

Oggi sembrano fantascienza, ma ci sono già aziende che li stanno sperimentando

Sarebbe tutto molto più facile se i vaccini contro il nuovo Coronavirus potessero essere somministrati tramite pillole o spray nasali. Niente di tutto questo è fattibile oggi, ma c’è chi sta lavorando per renderlo possibile in futuro, con studi che sono arrivati a lambire le prime fasi di sperimentazione sulle persone. Attualmente negli Stati Uniti sono interessati a questa nuova frontiera diverse case farmaceutiche, come Sanofi SA, Altimmune Inc. e Gritstone Oncology Inc. Ma la strada è ancora lunga e lastricata di difficoltà. Dei 277 potenziali vaccini anti-Covid attualmente in via di sviluppo solo due prevedono una somministrazione orale e sette mediante spray nasale. Buona parte delle aziende coinvolte non avevano mai sperimentato prima dei vaccini.


Perché non abbiamo ancora vaccini anti-Covid in compresse o spray

Allo stato attuale della ricerca, se tali metodi dovessero rivelarsi efficaci, questo non avverrebbe prima del 2022. Tra le aziende coinvolte – le cui sperimentazioni non hanno ancora raggiunto le fasi più avanzate – poche hanno un’esperienza pregressa nella produzione di vaccini. Senza contare che in un periodo avanzato di pandemia, in cui sono già in distribuzione dei farmaci efficaci, sarà sempre più difficile trovare volontari disposti a rinunciarvi, per tentare la sorte con pillole o spray nasali.


Secondo quanto riporta il Wall Street Journal questa estate la maggioranza della popolazione adulta in America sarà stata già inoculata coi vaccini di Pfizer, Moderna e Johnson & Johnson, per i quali ci si aspetta già di effettuare richiami periodici. Al momento non siamo del tutto sicuri del fatto che «richiamare» con dosi diverse di vaccino possa essere una buona idea, se non in casi di effettiva penuria.

Come dovrebbero funzionare

Un esempio di come potrebbero funzionare almeno dei vaccini a spray nasale è quello di utilizzare – analogamente ad AstraZeneca – un adenovirus, modificato per trasportare le sole informazioni per produrre gli antigeni di SARS-CoV-2, che normalmente il virus userebbe per infettare le cellule, ma che finiscono anche per fungere da bersaglio per il sistema immunitario. Insomma, l’idea sarebbe quella di inoculare il vaccino allo stesso modo in cui il virus ci infetta: attraverso le vie respiratorie.

Altrimenti il vaccino potrebbe essere ingerito sotto forma di compresse, come quello sperimentato in uno studio pilota sugli animali dall’azienda israeliana Orovax. Funziona mediante tre proteine simili all’antigene del nuovo Coronavirus, promettendo di rispondere così anche alle varianti. Questa estate è previsto un primo trial clinico.

I vaccini dopo la pandemia

Del resto in futuro i criteri di rischio potrebbero ribaltarsi, com’è successo in passato coi vaccini anti-polio. Negli anni ’60 il farmaco ideato da Albert Sabin contro la poliomielite era ritenuto migliore di quello prodotto da Jonas Salk. Il primo aveva una probabilità su 750 mila di far contrarre comunque la malattia. Poi i casi di poliomielite si ridussero fino al punto da rendere più conveniente il secondo.

Così non è improbabile che in futuro, quando ci saremo lasciati la pandemia alle spalle, somministrare vaccini in spray o in pillole ai soggetti più a rischio risulti molto più attraente rispetto all’idea di andare in una clinica a farsi fare una iniezione. Non di meno, tutt’oggi nuovi vaccini di questo tipo potrebbero venire somministrati come vaccini primari nei Paesi che sono in difficoltà con le campagne di immunizzazione di massa.

Un altro problema che vaccini in compresse o spray potrebbero risolvere è quello della conservazione, che oggi richiede – per alcuni di quelli attualmente approvati – basse temperature e sistemi di refrigerazione adeguati. Secondo John Mascola, direttore del Centro di ricerca sui vaccini presso l’Istituto nazionale di allergie e malattie infettive, «è di fondamentale importanza lungo la strada avere vaccini più facili da gestire e con migliori caratteristiche della catena del freddo».

Foto di copertina: ANSA/JESSICA PASQUALON | Immagine di repertorio.

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