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Cosa dicono i soldati russi ai medici ucraini che li curano: «Anche i bambini sono nazisti, dobbiamo eliminarvi tutti»

«Non provano rimorso, non sanno cosa sia la pietà, sono duri e impassibili», raccontano i volontari dell’ospedale militare di Zaporizhzhia

Nell’ospedale militare di Zaporizhzhia sono ricoverati anche soldati russi. Dal 24 febbraio ad oggi sono arrivati più di 600 feriti e a volte arrivano in venti alla volta, tanto che c’è bisogno di scrivere i loro nomi sulle fronti per riconoscerli. Ma, racconta oggi Repubblica in un reportage a firma di Fabio Tonacci, i più giovani tra i militari hanno un atteggiamento di chiara ostilità nei confronti dei camici bianchi: «Non provano rimorso, non sanno cosa sia la pietà. Solo un ufficiale quarantenne era dispiaciuto e a disagio per essere stato mandato da Mosca a invadere un Paese senza sapere neanche il motivo. Gli altri, invece, duri e impassibili».


C’è di più. I feriti di Mosca vengono tenuti nella cosiddetta “Stanza dei russi”, dove vengono curati e poi affidati al ministero della Difesa e ai servizi segreti di Kiev. Uno dei casi più “difficili” è quello del soldato semplice Lipatov: «Dove stava combattendo lui, alcune donne coi figli che stavano cercando di fuggire sono state colpite a morte. Mi ha detto, con sufficienza: “E allora? Qual è il problema?”. Ho chiesto a quell’uomo così giovane di spiegarmi perché avessero sparato a civili inermi. Ha risposto: “Anche i bambini sono nazisti. Siamo venuti qui perché siete il male e vi dobbiamo eliminare tutti”. Ho insistito, volevo sapere che cosa è per lui il nazismo e quali caratteristiche definiscono un nazista. È stato zitto», racconta una volontaria dell’ospedale.


La storia continua: «Il nostro chirurgo gli aveva salvato la gamba e lui balbettava concetti atroci come uno zombie. Ho pensato che era sotto l’effetto di droghe, non riuscivo a credere a ciò che stavo sentendo». Le analisi del sangue non hanno rilevato tracce di droghe né di alcool. Il sottotenente Pysanko invece si è confrontato con un ventiduenne: «Mi ha spiegato che l’obiettivo datogli dai suoi superiori è distruggere gli Stati Uniti. Al che sono sbottato e gli ho chiesto: “Dove lì hai visti i militari americani in Ucraina?”. Risposta: “Sono qui per annientare gli Stati Uniti”. Poi me l’ha fatta lui una domanda: “Sono sorpreso, perché mi avete salvato?”».

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