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Alessia Pifferi e la bimba morta in casa a Milano: «Lei era un peso, volevo riprendermi la mia libertà»

Le indagini del Pm e le testimonianze. Il giallo del tranquillante. E la bambina come un ostacolo alle relazioni con altri uomini

Per Alessia Pifferi la figlia Diana era «un peso». La 37enne che ha lasciato morire di stenti una bambina di 18 mesi sola in casa a Milano voleva riprendersi la sua libertà. La bimba ostacolava le relazioni con altri uomini, secondo quello che ha scritto il pubblico ministero Francesco De Tommasi confermando la richiesta di carcere preventivo per la donna. Diana è rimasta abbandonata per sette lunghi giorni nel lettino da campeggio in casa. Vicino, un biberon e un farmaco tranquillante. Lasciata a morire «di stenti, a causa del digiuno prolungato e della conseguente mancata assunzione di cibo e liquidi, dato che per la sua tenera età non era ovviamente in grado di sfamarsi da sola».


La limousine e le relazioni con altri uomini

E forse anche sedata: «Non si esclude (sono in corso accertamenti) che la vittima, magari attraverso il latte contenuto nel biberon che la madre ha lasciato accanto alla figlia prima di andarsene, abbia ingerito benzodiazepine». Per il Pm «ciò giustificherebbe il fatto che nessuno dei vicini abbia sentito la bimba piangere». La madre di Alessia ha detto agli investigatori anche altro. Ovvero che la figlia conduceva una «vita libertina» dopo la separazione dal marito. Ha raccontato di «diversi uomini di cui mi parlava quando ci sentivamo al telefono». Anche se a Leffe, il paese d’origine in provincia di Bergamo, si spacciava per psicologa infantile la donna «non si impegnava neanche a trovare un lavoro per il suo sostentamento», racconta La Stampa citando i verbali degli interrogatori.


Sarebbe proprio questo quindi il motivo che ha spinto Alessia Pifferi a lasciare da sola la bimba: era un ostacolo alle sue relazioni con altri uomini. E ancora: «l’8 luglio scorso mi ha inviato la foto di una limousine lussuosa, che la stava andando a prendere. E che lei non si poteva permettere». La madre le aveva chiesto spiegazioni: «Lei mi ha risposto che si trattava di un sogno che aveva da tempo». Dalle varie testimonianze emerge anche la descrizione di una persona che viveva raccontando “bugie“. Le avrebbe dette anche al compagno – che ha raggiunto a Leffe (Bergamo) la sera del 14 luglio lasciando la piccola nel lettino della casa di via Parea – quando gli ha spiegato che Diana era al mare con la sorella.

Gli abbandoni

«Ero all’oscuro di tutto», ha sostenuto l’uomo davanti agli investigatori. A casa di lui a fine gennaio Alessia Pifferi aveva partorito (non si sa chi sia il padre). Gli investigatori hanno scoperto che aveva entrate con cui riusciva a mantenersi e proprio su questo aspetto, con l’analisi di chat sequestrate nel suo telefono, la Procura sta facendo approfondimenti. A partire anche da quelle frequentazioni di uomini conosciuti sui social. Anche tra marzo e aprile scorso Alessia Pifferi non si sarebbe fatta problemi a lasciare la figlia in casa per una sera per incontrare un uomo. Di cui nell’interrogatorio non ha saputo ricordarsi il nome.

Ma è stato lui, stando al verbale della 37enne, le avrebbe dato la «boccetta di En». La procura di Milano si appresta a contestare alla donna anche l’abbandono di minore. Per altri due o tre episodi raccontati durante le indagini: la prima volta in cui Diana è stata lasciata sola risale alla fine di maggio. Poi è accaduto anche a giugno. Il Corriere della Sera racconta che la nascita di Diana aveva portato alla rottura della relazione con l’uomo di Leffe, che lei aveva conosciuto su Tinder. Poi nella primavera di quest’anno era ricominciata. La 37enne ha raccontato di averla lasciata da sola le prime volte «solo per poche ore».

La perizia psichiatrica

Il pm ritiene che non ci sia alcuna esigenza di richiedere una perizia psichiatrica o di effettuare una consulenza sullo stato mentale della donna. La mossa della perizia dovrebbe giocarsela la difesa e nel procedimento, comunque, è molto probabile che venga disposto. Alessia Pifferi è stata sentita dal gip Fabrizio Filice. Ma il suo legale, l’avvocata Raffaella Brambilla, non ha voluto chiarire in che modo abbia provato a giustificare il suo comportamento. Lei era consapevole, e l’ha già detto, che «poteva andare così».

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