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La bimba morta in casa a Milano di fame e sete, i punti irrisolti dall’autopsia: attese le analisi sul biberon

Si cercano tracce di tranquillante nel latte. Per la madre potrebbe aggiungersi l’aggravante della premeditazione

L’unica certezza incontrovertibile è che la piccola Diana sarebbe morta per stenti. Ma dall’autopsia i medici legali non avrebbero ancora trovato una causa evidente che possa spiegare la morte della bimba di 18 mesi abbandonata per 6 giorni in casa da sola da sua madre Alessia Pifferi. Saranno necessari altri accertamenti, attesi nelle prossime settimane, per chiarire se la piccola sia morta oltre che per stenti, anche perché sedata con una dose massiccia di tranquillante. Pare, però, che il decesso sia avvenuto oltre 24 prima del giorno del ritrovamento, cioè mercoledì 20 luglio. Potranno essere decisive le analisi della polizia scientifica sul latte del biberon trovato accanto al corpo della bambina, per capire se contenesse benzodiazepine e se vi siano tracce di dna di Diana.


Se venisse accertato che la madre ha fatto assumere quelle sostanze per stordirla, così da evitare pianti, all’accusa di omicidio volontario potrebbe aggiungersi l’aggravante della premeditazione. Al momento, è stata ritenuta «non necessaria» la perizia psichiatrica per Pifferi. Il quadro sembra talmente chiaro che si potrebbe presto arrivare a una richiesta di processo con rito immediato per omicidio volontario pluriaggravato. Le accuse possono portare alla pena dell’ergastolo.


Alla Procura di Milano da giorni continuano ad arrivare email da tutta Italia che chiedono «giustizia» per Diana. Il caso ha portato grande clamore, soprattutto nel condominio di via Parea, vicino a Linate, dove è stato trovato il corpo di Diana senza vita. Come riportato da Ansa, ieri si è saputo che quando la polizia stava portando in carcere la 37enne, alcuni residenti del palazzo hanno tentato di linciarla. Dopo averla insultata, con alcune auto si sono messi in mezzo alla strada tentando di ostacolare la volante della polizia.

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