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Bene Ermal Meta e Ariete, malissimo Capo Plaza, il lato giusto di Emma: le nostre recensioni delle uscite della settimana

05 Maggio 2024 - 20:07 Gabriele Fazio

Capo Plaza – Ferite

Album oggettivamente stupefacente, nel senso che stupisce come si possa pensare di buttare certa musica sul mercato. Musica che va, e chi lo nega, ma questo non è luogo in cui si celebra il consenso, questo è un luogo in cui si assaggia l’arrosto dribblando il fumo, ma dopo l’ascolto di Ferite ci è proprio passata la fame. Il disco è veramente povero di idee, di spunti, di riflessioni anche solo lontanamente illuminanti. Il niente assoluto. C’è da dire: non un niente furbetto, il solito che ritroviamo in classifica, quello ornato dagli ammuffiti cliché della trap, perché in realtà Capo Plaza non pone la questione su quel piano, queste diciotto canzoni (diciotto, un buco nero enorme) non sono traduzioni musicali di uno che fa i muscoli allo specchio, anzi, si nota, e naturalmente siamo lieti di questo impegno, la volontà di provare a dire qualcosa, un’apertura intima e sensibile, rispetto se stesso, l’incidenza del successo nella sua vita, il fatto che non serva ad aggiustare le umane storture della vita. Ok, ce l’avessimo davanti lo abbracceremmo. Niente di personale, figuriamoci. Ma il risultato è misero, lo spessore artistico di questo lavoro è sottile. Manca di letteratura, di quella cosa che ti fa pensare che se chi stai ascoltando sta dall’altra parte con un fiume di ascolti mensili su Spotify e tu da questa ad ascoltare, un motivo c’è. In questo disco, in tutta onestà, sfugge. Si, proprio a voler essere di manica larga, qualche intuizione positiva in brani, comunque bruttarelli, come Money Rain (feat. Lazza), Ancora qua (feat. Tedua), Busy, Soldi arrotolati (feat. Anna) e No drama (feat. Mahmood), ma niente che giustifichi numeri così dannatamente alti per musica così dannatamente sgraziata. Intendiamoci, «Cca’ nisciun è fess» come diceva Totò, Capo Plaza non ha deluso alcuna aspettativa e non ci aspettiamo più alcunché dal mainstream italiano, proprio per non negarci il piacere della sorpresa. Ma alle volte tale leggerezza nell’approccio alla musica è veramente troppo.