Giorgia Meloni e i centri migranti da un miliardo per i “poveri cristi” in Albania: «Ma non sarà Guantanamo»

I costi per i Cpr a Hjader e Shengjn aumentano. Ma il premier albanese difende Giorgia

L’hotspot elettorale di Giorgia Meloni per i “poveri cristi” in Albania costerà anche di più di 800 milioni. Il conto totale arriverà molto probabilmente a un miliardo. Perché mentre la presidente del Consiglio celebra l’accordo con Edi Rama, sono le spese per le navi che faranno aumentare i costi. E il premier albanese, che sui presunti ritardi aveva accusato l’Italia, oggi dice che i due Cpr da aprire a Gadjer e Shengjn «non sono Guantanamo». E spara a zero sulla stampa italiana dopo l’intervista smentita a Repubblica e i servizi a lui dedicati da Report. «Sono stati versati fiumi di fango sul mio paese solo per l’accordo», dice Rama. Che sulla nuova data del primo agosto come giorno di apertura dei centri rifiuta la domanda sullo spot elettorale: «Chiedete a Meloni, non a me».


«Poveri cristi? See»

Ieri la premier ha risposto con un ironico «poveri cristi? See» alle critiche di Riccardo Magi di +Europa, protagonista di un video con blitz ed annessa risposta della polizia albanese. Dopo la firma del protocollo lo scorso novembre le operazioni sono rallentate. Per «problemi legati alla natura dei terreni che non avevamo previsto», ha detto Meloni. Che parla di 136 milioni di costi complessivi per le casse dello Stato. Ovvero circa 683 milioni di euro, contando anche il noleggio delle navi. Secondo Meloni poi sarebbe possibile accogliere nei centri 5500 persone. Mentre la capienza di Gjader non supera le mille unità e il rischio che ciascun ospite ci rimanga per 18 mesi tra ricorsi e controricorsi fa sballare tutti i conti. Ma è il punto dei costi quello più importante. E quello dei conti che non tornano in ogni modo. In primo luogo perché solo per le trasferte del personale italiano si pagheranno 138 mila euro al giorno


Un Cpr da un miliardo

E in secondo luogo, spiega oggi Repubblica, proprio perché i conti non tornano. I primi 653 milioni stanziati sono 134 milioni all’anno, ovvero la cifra che più o meno cita Meloni. Ma il 15 aprile nel decreto Pnrr il governo ha stanziato altri 65 milioni per la realizzazione dei centri da parte del ministero della Difesa. E così già si arriva a 718. Poi c’è l’appalto per la gestione dei servizi nei due centri, aggiudicato alla Medihospes dalla prefettura: 134 milioni di euro in cinque anni. Infine c’è appunto la nave privata per trasferire i migranti dal Mediterraneo in Albania. Quattro viaggi al mese per 800 migranti in tutto faranno spendere allo Stato italiano altri 13,5 milioni. Ma per soli tre mesi. Se si moltiplica questa cifra per i tre anni di durata dell’accordo ecco che l’approdo al miliardo dei costi complessivi è servito.

Edi Rama

Intanto Rama difende l’accordo con Meloni. In un’intervista a La Stampa fa sapere di aver detto no a richieste simili da altri paesi. E che ha accettato quella dell’Italia per il rapporto speciale che lega i due paesi: «Ci legano millenni di storia comune e il mare. Parlare di Guantanamo è come sputare in faccia alle vittime di quell’inferno. Mentre non c’è dubbio che ci sono rischi potenziali. Il piano ha tenuto conto di queste criticità, per questo abbiamo limitato il numero dei migranti a tremila». E infine: «L’Albania è legata all’Italia, io a Meloni ben oltre la destra e la sinistra. Valeva per tutti i premier italiani. L’Europarlamento è vestito da due coperte, e non credo cambierà. Ma se a voi sembra che io appoggi la politica di destra di Meloni, allora cosa dite di Scholz, che ha espresso la stessa soddisfazione per l’accordo con l’Italia? Questi concetti di destra e sinistra sono limitanti per il nostro mondo complesso».

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