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Tormentoni estivi a confronto: la top ten degli anni Settanta – La serie

11 Agosto 2024 - 09:05 Gabriele Fazio

Rettore –  Splendido splendente (1979)

Nel 1978 Donatella Rettore decide che serve una svolta, ha sul groppone già due edizioni del Festival di Sanremo, quella del ’74 con Capelli sciolti e quella del ’77 con Carmela, nessuno dei due brani diventati chissà quali hit. Quella rivoluzione parte da un nome d’arte, che a un certo punto decide debba essere solo Rettore, via Donatella. Lei dichiara per ragioni di omonimia con troppe persone, la realtà è che il potenziale già ampiamente mostrato al largo pubblico, ancora non riusciva ad esprimersi e la necessità era di ripartire. Verso la fine di quell’anno si trova in una camera d’albergo e sta leggendo un articolo su una rivista scientifica che parla della chirurgia estetica («L’ha scritto anche il giornale/
Io ci credo ciecamente»). In quegli anni avevamo fisiologicamente poca dimestichezza con la pratica, per cui si considerava ancora quasi una sorta di sortilegio fantascientifico degno della penna di Mary Shelley. Ma, attenzione, gli sbrilluccicanti anni ’80 sono alle porte e cambieranno definitivamente l’estetica di questo Paese colto in contropiede da una felicità smisurata e plastificata, da un ottimismo dopato, dall’avvento delle tv private e scosciate, con quel senso di leggerezza cosmica che diventa pura cultura pop. Donatella Rettore intuisce che dietro quel trend di cui si comincia già a parlare concretamente c’è un tema etico e sociale, quasi filosofico, riguardo l’automiglioramento: il rapporto con la scienza, con il sesso, con il corpo, con il prossimo. Così viene fuori uno dei brani più provocatori del tempo, una critica dissacrante, divertente, ma anche, a pensarci oggi, molto dura e cruda: «Splendido splendente/Costa poco e finalmente/Io sorrido eternamente». Rettore dunque canta una gioia, perfetta e a tutti i costi, sciogliendola in un brano esaltante le cui batterie sono curate da Tullio De Piscopo.