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Sanzioni Ue a Ben Gvir? «Mai». Ecco perché l’iniziativa dell’Italia rischia di naufragare

09 Giugno 2026 - 18:50 Simone Disegni
Tajani spinge per l'adozione delle misure al vertice Ue di lunedì. Ma di mezzo c'è il niet di almeno un Paese post-sovietico. E la freddezza della Germania
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Dopo l’affondo scomposto sull’Italia «Paese delle ciabatte» per il governo la misura con Itamar Ben Gvir è colma. Anzi, lo era già da prima, da quando venti giorni fa il ministro della Sicurezza di Israele ha umiliato e poi condiviso in mondovisione le immagini degli abusi sugli attivisti della Flotilla per Gaza. Per questo oggi Antonio Tajani ha ribadito alle Camere che il governo spinge perché siano adottate a livello Ue sanzioni individuali contro Ben Gvir, «responsabile politico di quel grave episodio». L’Italia aveva avanzato quella proposta all’indomani dell’«assalto» agli attivisti europei, chiedendo all’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas di inserire la proposta all’ordine del giorno del Consiglio Esteri Ue. L’appuntamento è fissato per lunedì prossimo 15 giugno, nelle stesse ore in cui i principali leader saranno impegnati al G7 di Evian. Ma nonostante gli auspici di Tajani, l’esito dell’iniziativa italiana contro Ben Gvir, che per passare dovrebbe essere approvata all’unanimità, appare tutt’altro che scontato.

L’asse Italia-Francia sulle sanzioni

«Molti Paesi hanno accolto con favore la nostra proposta», ha detto Tajani, sottolineando in particolare di essersi assicurato l’appoggio della Francia e anche quello dell’Olanda, i cui ministri degli Esteri ha incontrato negli ultimi giorni. Parigi d’altronde già all’indomani del video di Ben Gvir ha deciso di vietarne l’ingresso nel Paese, e oggi ha raddoppiato dichiarando persona non grata pure il collega di governo e di rappresentanza dei coloni estremisti Bezalel Smotrich. Scontato pure l’appoggio alle misure contro Ben Gvir di Paesi come Spagna, Belgio e Irlanda, alla guida del fronte anti-israeliano in Ue. I Paesi scandinavi e quelli dell’Est Europa – da cui proviene la stessa Kallas – hanno altro per la testa (la Russia e la difesa) ma dovrebbero accodarsi. Così come l’Ungheria, che dopo la vittoria di Péter Magyar si è rimessa sul tracciato europeo “mainstream”, abbandonando la postura di sostegno a Israele senza se e senza ma adottata da Viktor Orbàn. Ma sulla strada dell’iniziativa italiana lo scoglio principale ora c’è un altro Paese centro-europeo: la Repubblica Ceca.

Così la Repubblica Ceca sfida i partner

All’indomani della sceneggiata di Ben Gvir al porto di Ashdod, secondo quanto riportato da Bloomberg, ci sarebbe stato un duro scontro sul tema tra ministri degli Esteri europei al tavolo della cena del vertice Nato di Helsingborg, in Svezia. La ragione è presto detta. Il giorno prima Petr Macinka, ministro degli Esteri di Praga, aveva annunciato in conferenza stampa al fianco del suo omologo israeliano Gideon Sa’ar che la Repubblica Ceca avrebbe bloccato qualsiasi proposta di sanzioni Ue contro rappresentanti israeliani. Macinka non s’è rimangiato quella promessa quando, poche ore dopo, è scoppiata la bufera internazionale su Ben Gvir. E i colleghi europei gliene avrebbero subito chiesto conto. Secondo quanto riportato dal giornale belga De Standaard, in una riunione preparatoria a livello di ambasciatori la scorsa settimana la Repubblica Ceca ha confermato il suo orientamento in vista del vertice di lunedì. La Germania, peso massimo politico, avrebbe dato invece il suo benestare, a patto che il perimetro delle sanzioni resti circoscritto al solo Ben Gvir (e non sia esteso anche a Smotrich). Qualcuno però sospetta che Berlino tenga un profilo basso nascondendosi dietro l’annunciato veto ceco per vedere senza troppi rimpianti naufragare l’iniziativa italiana – o, denuncia il deputato M5S Danilo Della Valle, «difendere l’indifendibile governo Netanyahu».

Il ministro degli Esteri israeliano Gideon Saar con quello ceco Petr Macinka – Praga, 20 maggio 2026 (Ansa/Epa – Martin Divisek)

Chi difende Israele in Ue dopo Orbán

Al voto di lunedì mancano ancora diversi giorni e non è escluso che qualcosa nel frattempo si muova, magari se la Germania abbandonerà i suoi indugi per «accompagnare» il lavorio diplomatico italo-francese. «Vedremo nei prossimi giorni se sarà possibile raggiungere un consenso in Europa», ha detto cauto oggi Tajani. Ma il fatto poco notato in Italia nei mesi scorsi è che mentre si avviava al tramonto in Ungheria l’era-Orbán nel cuore dell’Ue si sono insediati altri due governi nazional-populisti di simili vedute che fanno del sostegno tenace a Israele uno dei pilastri della politica estera. Il primo è appunto quello ceco guidato da Andrej Babiš, tornato in sella a dicembre dopo aver già governato a Praga dal 2017 al 2021. Tra i primi impegni presi dal nuovo ministro degli Esteri Petr Macinka dopo il suo insediamento c’è stato quello di spostare l’ambasciata ceca in Israele da Tel Aviv a Gerusalemme entro il 2026 – sulla scia di quanto fatto negli ultimi anni dai migliori amici di Benjamin Netanyahu, gli Usa di Donald Trump e l’Argentina di Javier Milei. A corto di alleati in Europa, Gideon Sa’ar è stato a Praga più volte nei mesi scorsi per rafforzare l’asse bilaterale, sottolineando l’importanza della special relationship tra Israele e Repubblica Ceca.

Il nuovo governo in Slovenia e la tela di Netanyahu

Meno di tre settimane fa, poi, è tornato al governo un altro leader della galassia sovranista: Janez Janša, che si è ripreso la Slovenia per la quarta volta. Un altro alleato di Trump su cui Israele ha tutta l’intenzione di investire politicamente: giovedì scorso Sa’ar ha annunciato l’intenzione di aprire per la prima volta un’ambasciata israeliana a Lubiana. Come scrive Haaretz, insomma, Israele sembra lavorare alacremente per colmare con Slovenia e Repubblica Ceca il vuoto politico lasciato da Orbán e dar forma a un nuovo «scudo» contro le più insidiose iniziative Ue. Sul piano pubblico invece lo strumento privilegiato resta quello delle dure reprimende contro i Paesi che “osano” sanzionare lo Stato ebraico. «Israele respinge con fermezza le vergognose misure adottate da governi stranieri contro cittadini israeliani, entità israeliane e un ministro del governo. La vera essenza di questi provvedimenti è il tentativo di imporre una posizione politica riguardo al diritto degli ebrei di vivere nella Terra d’Israele e in merito al conflitto israelo-palestinese, mascherandolo da misura contro la violenza», ha scritto oggi il ministero degli Esteri israeliano in risposta al divieto d’ingresso per Smotrich e altri coloni deliberato oggi dalla Francia. Un antipasto della reazione che arriverebbe se l’Ue dovesse adottare misure contro Ben Gvir, su cui Netanyahu è deciso a continuare a contare, per lo meno sino alle elezioni del prossimo autunno.

Il premier sloveno Janez Jansa col cancelliere tedesco Friedrich Merz al vertice Ue-Balcani – Tivat, Montenegro, 5 giugno 2026 (Ansa/Epa – Boris Pejovic)
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