SUONI E VISIONI

«Sex Education»: il sesso non è mai stato così divertente

Giulia Marchina - 22/01/201922:19Aggiornato 23/01/2019 07:26

Terapia sessuale, argomenti tabù e non solo. La nuova serie tv targata Netflix è arrivata a 40 milioni di visualizzazioni 

Ci sono così tanti aspetti interessanti in «Sex Education» - la nuova serie targata Netflix e disponibile già dall'11 gennaio - che quasi non si riesce a captare ogni dettaglio. I protagonisti, per chi ancora non li conoscesse, sono questi: Otis (Asa Butterfield, il ragazzino tedesco ne «Il bambino con il pigiama a righe»), un sedicenne dalla sessualità repressa ed imbarazzata che vive con la mamma Jean, (Gillian Anderson, l'agente speciale Dana Scully in «X-Files») terapista del sesso e delle relazioni affettive.

 

Nonostante la totale mancanza di esperienza con il sesso, Otis finisce presto per seguire le orme della mamma, ricoprendo così il ruolo di terapista per aiutare i suoi compagni di liceo, previo pagamento. Ad aiutarlo, la socia in affari Maeve, la classica ribelle-femminista ( Emma Mackey, già ribattezzata «la sosia di Margot Robbie») che è anche la sua cotta adolescenziale. E poi il miglior amico gay di Otis, Eric, con la passione per i travestimenti al femminile. 

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Una trama che fila liscia, lineare, senza la pretesa di spettacolarizzare gli eventi, ma ognuno degli otto episodi che compongono la serie porta con sè un elemento da aggiungere a quella che può essere definita una piacevole conversazione sul sesso. Dialoghi schietti, senza sottotesti e nessuna ipocrisia. E poi una comicità in perfetto stile british, fatta di sorrisi amari e tempi comici calcolati al millesimo di secondo, trattandosi appunto di serie tv britannica.

 

Quando li vedi sullo schermo i personaggi sono impreparati, si sentono a disagio con argomenti definiti «tabù» e tu pensi: «Anche io mi sono sentito così, una volta», Eppure nella loro impreparazione crescono, episodio dopo episodio. In ogni puntata un problema, un tabù, una situazione diversa.

La colonna sonora rimanda agli anni '80, così come i costumi e l'ambientazione, fermo restando che però non ci sono lacca e spalline: Take on me degli A-ha, Dancing with my self di Billy Idol; e ancora Asleep di The Smiths e Give Up the Funk dei Parliament.

 

Era dai tempi di «Masters of Sex» con Michael Sheen e Lizzy Caplan che non si vedeva un lavoro così ben congegnato. Anzi, a volte è sembrato di vedere proprio «Masters of Sex,» solo che i protagonisti erano rinchiusi nei corpi di adolescenti. Netflix ha da poco diffuso alcuni dati di "ascolto": per «Sex Education». Le stime nelle prime quattro settimane di messa online arrivano a 40 milioni di visualizzazioni. 

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