SUONI E VISIONI

Caccamo: «Indie e trap: il tempo cambia e Sanremo deve esserne la rappresentazione»

Felice Florio - 08/02/201917:19Aggiornato 12/02/2019 17:20

«Il Festival della canzone italiana non può prescindere dall'Indie e dalla Trap: è il tempo che cambia e Sanremo deve esserne una rappresentazione», ha raccontato a Open il cantante che nella serata di giovedì 8 febbraio salirà sul palco dell'Ariston come ospite

Giovanni Caccamo è nato a Modica l'8 dicembre del 1990. Nel 2011 ha aperto il tour Apriti Sesamo di Franco Battiato. Ha vinto Sanremo nella sezione Nuove Proposte del 2015 con il brano Ritornerò da te. La sua canzone più ascoltata è Eterno, con la quale ha partecipato alla scorsa edizione del festival. Quest'anno torna sul palco per cantare insieme al duo Patty Pravo-Briga la canzone Un po' come la vita. Sarà il nostro "inviato speciale" al festival: il giorno della quarta serata della kermesse trovate il suo racconto nelle stories dell'account Instagram di Open.

Indie e Trap: che effetto fa sentirli sul palco dell'Ariston?

«Il festival della canzone italiana non può prescindere dall'Indie e dalla Trap: è il tempo che cambia e Sanremo deve esserne una rappresentazione. È indubbio che sia in atto una rivoluzione espressiva e linguistica, le nuove generazioni hanno abbracciato questi generi e io difendo la scelta di portarli sul palco dell'Ariston».

Qual è la chiave dell'ascesa di questa nuova musica?

«La cosa bella è proprio riuscire a decifrare i codici di qualcosa che ha successo. Dobbiamo capire perché quel linguaggio è affine ai giovani di oggi. La decodificazione della musica io l'ho fatta con Dalla, Fossati, Battiato: ho sempre voluto capire l'incastro tra testi e melodie per arrivare in maniera scientifica agli elementi che portano una canzone al successo. Anche a livello metrico ci sono delle frasi di Ivano Fossati che hanno una costruzione apparentemente istintiva: in realtà sono dei versi che rasentano la perfezione nel ritmo».

Alcuni potrebbero trovarlo un paragone un po' estremo.

«Sinceramente? Penso che ci siano alcuni trapper che hanno una ricerca del suono e della costruzione metrica estremamente interessante, per esempio Ghali. Non mi ha sconvolto, assolutamente, ascoltare Achille Lauro a Sanremo 2019: anzi penso sia legittimo».

Sanremo 2019, sarai anche questa volta sul palco dell'Ariston.

«Quest'anno sarà la prima volta in cui riuscirò a godermi senza ansia il festival. Per me quest' edizione segna un passaggio prestigioso: sono cresciuto ascoltando le canzoni di Patty Pravo. In questi mesi ho scritto il brano Pianeti per il suo ultimo album e venerdì 8 febbraio cantare con lei e Briga sarà emozionante. Senza l'ansia della gara, della prestazione legata a un tuo lavoro. Quello che si vede sul palco è il risultato di anni di lavoro. Quantomeno per me che sono un cantautore. La partecipazione al Festival necessita circa un anno e mezzo tra scrittura dei testi, incisioni, videoclip. Invece quest'anno vado ad accompagnare altri cantanti, ma sarà comunque un momento magico».

Qual è la canzone che ha segnato la svolta nella tua carriera?

«Eterno. Perché credo che il pubblico ha quasi sempre ragione ed è la mia canzone che ha avuto più successo. Almeno i numeri di visualizzazioni e streaming dicono questo, seppure sia un brano lontanissimo dalla trap», ride.

La tua prima esibizione per Sanremo (Social) è stata nel 2011, come la descriveresti?

«L'emozione della prima volta a Sanremo per me è rappresentata da due parole: terrore, perché tutti i giorni della gara sentivo la tensione della prima apparizione televisiva dopo anni di sacrifici, di attese, di gavetta. La seconda parola e gioia. È stata una gioia infinita».

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