SUONI E VISIONI

Applausi a Berlino per «La paranza dei bambini»

Redazione - 13/02/201911:28Aggiornato 13/02/2019 11:30

Successo al Festival del Cinema di Berlino per la presentazione del nuovo film tratto dal romanzo di Roberto Saviano. La pellicola è l'unica italiana in gara per l'Orso d'Oro 

Calda accoglienza alla Berlinese per La paranza dei bambini, il nuovo film tratto dall'omonimo romanzo di Roberto Saviano. La sceneggiatura, firmata dall'autore insieme a Maurizio Braucci, e diretta da Claudio Giovannesi, è l'ennesima riprova di quanto il cinema italiano stia riguadagnando posizioni all'interno del contesto internazionale.

La pellicola, ambientata in una Napoli feroce e criminale, segue le vicende di un gruppo di adolescenti costretti dal contesto problematico ad accelerare il processo di crescita. Un vero e proprio racconto di formazione che, attraverso l'inconfondibile lente dello scrittore di Gomorra, insiste fortemente sul ruolo delle associazioni criminali nel plasmare la città. «Questo film non è solo il racconto di una generazione criminale, ma di una generazione», ha detto Saviano durante la conferenza stampa. «Cosa conta oggi: follower, denaro, aspetto fisico. L’idea che chi crede che possa esistere altro o ha i soldi, o è fesso. E i ragazzini di periferia - la Napoli centro del Rione Sanità è un mondo ancora popolare – hanno desideri e volontà che non sono quelli da ghetto: sono gli stessi di ragazzi milanesi, francesi, berlinesi».

«Ma questi ragazzi a differenza degli altri - ha continuato Saviano - hanno come lampada di Aladino la pistola, a cui chiedere e da cui ottenere qualunque cosa, anche se poi il gioco si trasforma in dramma e guerra». Per quanto gli intenti del regista fossero più «pedagogici» che «di denuncia», la pellicola non riesce a emanciparsi dal contesto critico nel quale è immerso il libro. Cattura i colori, le dinamiche e le gestualità tipiche di una Napoli affascinante ma ancora scomoda nella percezione comune, 

«L’aspettativa di vita per questi ragazzi è tornata quella del Medioevo», ha commentato Saviano. «Nella norma, muoiono a vent’anni. E a quell’età pensano di avere vissuto molto». La cronaca fa da appiglio principale alla narrazione, resa più vera e aspra dagli attori scelti per interpretare gli adolescenti: la maggior parte dei protagonisti sono ragazzi scelti dalla strada, con poca o nessuna esperienza nell'ambito della recitazione e del cinema. L'entusiasmo che ha accompagnato la proiezione del film è un'ulteriore dimostrazione di come un approccio di questo tipo piaccia ala critica internazionale. Dopo gli esempi di Fuocoammare e Cesare non deve morire, l'attaccamento alla realtà - una delle caratteristiche principali della tradizione cinematografica italiana - si riconferma come l'arma vincente della produzione artistica nazionale.

 

 

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