LA CRONACA

Al voto il concordato Atac. Un creditore: "Così evitai di fallire"

19/1215:28Angela Gennaro

Al tribunale romano di Piazzale Clodio l'assemblea dei 1.200 creditori di Atac che entro 20 giorni potranno votare a favore o contro il piano concordatario dell'azienda per evitare il fallimento


"A saperlo, non lo rifarei: rinuncerei al lavoro". A parlare è uno dei 1200 creditori di Atac, l'azienda per la mobilità di Roma il cui piano di concordato ha ottenuto a fine luglio il via libera del tribunale fallimentare per debiti che si aggirano intorno a 1,4 miliardi. L'azienda che rappresenta il socio, racconta davanti all'aula del tribunale a piazzale Clodio a Roma che ospita l'assemblea dei creditori, ha fornito sistemi di sicurezza per due anni alla linea C della metropolitana. "Non sono fallito perché ho filiali all'estero e la componente societaria danese ha finanziato quella italiana. Anche i sauditi pagano,  solo gli italiani non pagano". Atac,  prosegue, "ci deve 530mila euro tra interessi maturati, fatture non saldate e fatture coperte da un decreto ingiuntivo che ho consegnato poco fa. Decreto ingiuntivo che ci è costato 6mila euro di avvocato e che è quindi inutile", spiega ancora. "Dietro c'è il comune: perché non deve rispondere il comune? A me non me ne frega niente se ha i debiti". 

L'ultima tappa del calvario dell'azienda dei trasporti pubblici romana ha dunque preso il via: un centinaio di persone si sono riunite di fronte al giudice, mentre i tre commissari esterni illustravano il concordato che il 27 luglio ebbe l'ok da parte del tribunale fallimentare. I creditori - tutti i 1200 - hanno tempo  fino all'8 gennaio per votare (nei prossimi giorni via Pec o raccomandata) l'eventuale ok alla procedura che regolerà la restituzione dei debiti per i prossimi 30 anni. 

"Qualcuno ha già votato, ma non posso dire quanti e con che orientamento", dice un avvocato di Atac uscendo trafelato dall'aula. "Non posso rilasciare dichiarazioni". Tacciono commissari, legali, creditori. Alcuni si raccontano arrabbiati. Altri rassegnati. Ci sono cooperative, aziende che fornivano le obliteratrici, studi legali, dirigenti, le banche (Unicredit, ad esempio, ha un credito di 117mila euro). Ci sono anche dipendenti Atac, che rientrano tra i cosiddetti creditori 'privilegiati': non hanno qui diritto di voto e otterranno il saldo del loro credito (da vertenze, tfr e ferie non pagate e simili) al 100% in un anno, se il concordato dovesse passare.

Neanche il Campidoglio ha diritto di voto: sarà eventualmente l'ultimo ad essere ripagato dei suoi 500 milioni di crediti. I creditori "chirografari", invece, vedranno nella migliore delle ipotesi il loro debito saldato per meno del 70% in un arco di tre anni, di cui il 31% in modalità ordinaria e il resto in strumenti finanziari. "Io rappresento una cooperativa: non sappiamo che farcene dei bond", chiosa un avvocato nei corridoi. Nel corso dell'assemblea di stamane, alcuni creditori hanno preso la parola per contestare la natura del loro credito 'chirografario' e non privilegiato. 

"Siamo molto fiduciosi che questo concordato riuscirà ad avere l'approvazione dei creditori", aveva detto Simioni ieri invitando "tutti i creditori ad esprimere il voto perché un voto non espresso corrisponde ad un voto contrario". L'appuntamento è quindi per l'8 gennaio. Virginia Raggi stessa si è detta positiva nelle ultime ore e ha esortato a "dar credito" alla società dei trasporti che "ce la sta mettendo tutta". 

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