LA CRONACA

Ponte Morandi, quanto vale la demolizione per Genova

20/1216:35Chiara Piselli

Cominciati i lavori sotto il moncone ovest, si apre una nuova fase per la città. Il sindaco-commissario Bucci sta per inviare la "lettera fondi" con cui chiede formalmente ad Autostrade per l'Italia 400 milioni di euro per l'acquisizione delle case degli sfollati e per i lavori sul viadotto

 

I primi calcinacci cadono da un edificio sotto il moncone ovest. E, allora, la demolizione a lungo annunciata comincia a entrare nel vivo. Un momento simbolico che apre una nuova fase, anche se il dissequestro da parte della procura sarà graduale e dunque i tempi di demolizione potrebbero dilatarsi. 

Sin dal giorno dopo il crollo, l'esigenza primaria per ogni genovese è parsa essere quella di demolire. A chiunque si chiedesse, la risposta si ripeteva uguale. Sembrava che solo demolendo ogni traccia di quanto rimaneva in piedi del viadotto Morandi i
genovesi potessero davvero ricominciare da capo. Cancellare i segni per ricominciare.

 

Invece quei monconi, a oltre quattro mesi dal crollo, sono ancora lì. A ricordare agli automobilisti quale pericolo corressero ogni giorno percorrendo il ponte; a ricordare a chi abitava lì sotto, nelle case in zona rossa, quanto imponente fosse il rischio di perdere la vita; a ritardare la possibilità di iniziare una nuova fase, una rinascita.

 

“È il nostro 11 settembre –  è convinzione diffusa tra i genovesi – per noi esisterà per sempre un prima e un dopo il ponte Morandi”. Uno spartiacque nella storia di Genova e - probabilmente - in quella delle infrastrutture di tutta Italia. 

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Dovevano essere i tempi rapidi a rimettere in piedi Genova il prima possibile. Invece la storia degli ultimi quattro mesi della Valpolcevera è costellata di rinvii, ritardi, passaggi bloccati, slittamenti, mancate approvazioni. Il tempo è scorso e i tentativi di
stringere intorno a decisioni risolute sono diventati più difficili di quel che pareva nei primi giorni dopo la tragedia.

 

Ecco perché questo primo giorno di demolizione ha un alto valore simbolico. Perché concede a Genova la possibilità di voltare pagina e cominciare un nuovo capitolo. Capitolo che porterà poi - se tutto va come deve - alla data del 31 marzo, giorno fissato per l'avvio dei lavori di ricostruzione, affidati alla cordata Fincantieri, Salini-Impregilo, Italferr sul progetto donato da Renzo Piano alla sua città. 

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Ma questo è anche il giorno di una scadenza importante. Si chiude la possibilità di firmare i rogiti per la cessione delle 266 case in zona rossa, l'area più colpita dalla tragedia. E dunque si apre una nuova fase anche per le centinaia di sfollati che si sono visti stravolgere la propria esistenza nel giro di qualche ora. Domani il sindaco-commissario Bucci farà partire la lettera con cui chiederà formalmente ad Autostrade per l'Italia le risorse per l'acquisizione delle case degli sfollati e per i lavori sul viadotto. Bucci ha parlato di circa 400 milioni di euro.

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Tra gli sforzi di tornare alla normalità, anche la riapertura di via Perlasca, un collegamento chiave per la città, interrotto da quel 14 agosto. L'amministrazione locale aveva promesso: "Prima di Natale". E così è stato. 

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