LA CRONACA

"La manovra poco verde del governo giallo-verde"

02/0116:56Riccardo Liberatore

Quali sono i finanziamenti previsti nella manovra finanziaria per la tutela dell'ambiente e per la crescita sostenibile? Parlano Legambiente e Confindustria

“Uomo e ambiente sono facce della stessa medaglia. Chi non rispetta l’ambiente non rispetta se stesso. C’é bisogno di un maggior coinvolgimento e conoscenza dei temi ambientali capaci anche di costruire alleanze e di portare la questione ecologica al centro della politica. In Italia questo significa concentrare le risorse nella necessaria manutenzione del territorio e nell'innovazione.”

 
 

Comincia così il capitolo sull’ambiente nel contratto di governo concordato tra la Lega e il Movimento 5 Stelle. I punti cardine del programma ambientale sono due: maggiori incentivi alla green economy e all’economia circolare. In concreto questo avrebbe dovuto comportare, sempre secondo il contratto, nuovi investimenti nelle energie rinnovabili, la manutenzione del suolo e incentivi ad attività imprenditoriali legate al riciclo di rifiuti (una delle eccellenze italiane secondo Kyoto Club Italia).

 

Per ottenere questi risultati la manovra finanziaria prevede investimenti di circa 190 milioni di euro annui, dal 2019 al 2021, in energie e diversificazione delle fonti energetiche, di cui circa 150 milioni per la regolamentazione del settore elettrico, nucleare e delle energie rinnovabili. Previsti invece 1,8 miliardi di euro di investimenti per lo sviluppo sostenibile e la tutela del territorio. 

 

Per Dario Balotta di Legambiente Milano, gli investimenti non sarebbero all’altezza delle promesse. Come ha spiegato in un’intervista a OPEN sono poche le tasse sulle fonti non rinnovabili come le accise sul gasolio, pochi i fondi per la ricerca e lo sviluppo (soltanto 3 milioni per tre anni alla fondazione Istituto di Ricerche Tecnopolo Mediterraneo per lo Sviluppo Sostenibile, a Taranto) come anche pochi i fondi destinati all’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente per l’assunzione di alcuni lavoratori a tempo determinato, obiettivo sacrosanto, ma che comporta pochi benefici tangibili per l’ambiente.

 

Pochissimi invece sarebbero gli 800 milioni per affrontare il dissesto idrogeologico, che rappresentano secondo Balotta “una sottovalutazione del problema, autentica emergenza nazionale [...] Ci vorrebbe almeno qualche miliardo per tombare tutti i fiumi delle città, sistemare le crepe, ritornare a mettere in piedi un meccanismo che rivaluti le valli e i territori abbandonati, ecc. ecc.”

 

Una delle misure di cui si è più discusso negli ultimi tempi, oltre al bonus verde per le case (confermato nel bilancio), riguarda gli incentivi alle auto elettriche e le tasse per quelle a gasolio, il cosiddetto bonus-malus. Sono stati confermati gli incentivi per le automobili elettriche: 6.000 euro per chi ne acquista una nuova rottamando la vecchia, 3.000 euro senza rottamazione. Ma il mercato riguarda soltanto il 10% delle vendite complessive di automobili in Italia.

 

Ma c’è di più. Se per sapere quali saranno i disincentivi per l’acquisto di automobili inquinanti dovremmo aspettare i decreti attuativi, non dovrebbe comprendere la categoria più inquinante, detta Euro 0, e non si prevede nessun incentivo per la categoria Euro 6, la più virtuosa. Secondo Marco Ravazzolo di Confindustria,  “dal punto di vista ambientale non avranno effetti positivi". Soprattutto vanno a sommarsi al potenziamento del settore degli autotrasporti, grazie alle agevolazioni concesse all’autotrasporto oltre al blocco delle tariffe autostradali attuato dal Ministro Toninelli.

 

Balotta si è detto preoccupato soprattutto per la mancanza di novità nella regolamentazione delle concessionarie di utility, aprendole alla competizione, in modo tale da rendere più efficiente la produzione energetica. Lo stesso ragionamento può essere applicato anche allo sfruttamento delle spiagge e della costa, dove le concessioni andrebbero messe a gara. Quello che servirebbe, secondo Balotta, è delle authority vere che abbiano dei poteri legislativi che vanno oltre il territorio comunale e che raggruppino tutti gli organismi per la tutela del territorio.

 

Dal bilancio non si capisce inoltre come il Governo si propone di onorare l’impegno preso al summit climatico in Polonia (la COP 24) a inizio dicembre: ridurre le emissioni del 30% entro il 2030. Lo stesso riguarda gli accordi presi con l’Ue sulla plastica. Mentre il 19 dicembre il Ministro dell’Ambiente Sergio Costa ha detto sì all’Europa per l’abolizione della plastica monouso a partire dal 2019, con la mano sinistra il Governo ha dato l’ok ai produttori di plastica monouso in Italia di sperimentare per tre anni nuove tecniche di produzione.

 

 

In tutto ciò è stato anche accantonato l’emendamento della Lega sull’End-of-Waste, che avrebbe ridato alle regioni il permesso di autorizzare impianti per il riciclo di rifiuti, senza dover attendere un regolamento del Ministero dell’Ambiente, come voluto dai 5stelle. Per il momento resterà bloccato, anche se l’emergenza rifiuti continua. 

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