LA CRONACA

Decreto Sicurezza, cosa rischiano i sindaci disobbedienti verso Salvini?

03/0108:42Redazione

Quali sono i reati per cui rischiano l'accusa le figure pubbliche che non applicano il decreto sicurezza?

L'antagonismo di Leoluca Orlando nei confronti delle politiche di Salvini è da sempre cosa nota. Ieri, 2 gennaio, però, alle dichiarazioni si sono affiancati i fatti: il sindaco di Palermo ha firmato un'ordinanza che renderà effettiva la sospensione del decreto sicurezza sul territorio della città. L'appoggio alla decisione di Orlando è arrivato da numerosi altri sindaci d'Italia, che, però, non hanno ancora firmato nessun atto per realizzare nella pratica il congelamento del decreto. Come ognuno di loro ben sa, i rischi giuridici non sono da sottovalutare.

 
 

I dubbi sulla costituzionalità o meno del dl sicurezza, divenuto legge il 3 dicembre, hanno riguardato anche lo stesso presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che durante la stesura del testo ne ha chiesto la correzione più volte. Ma come ha spiegato su Radio Anch'io il giurista Giovanni Maria Flick, "non spetta al sindaco decidere di disapplicare una legge quando la ritiene incostituzionale". Quello che è nel potere del rappresentante pubblico è, al massimo, "andare dall'autorità giudiziaria per chiedere di verificare l'applicabilità di questa legge. Se questa avrà dei dubbi, avvertirà la Corte Costituzionale".

 

In ogni caso, benché il decreto porti con sé i rischi di un'effettiva discriminazione sociale, la disobbedienza alle norme continua a trascinarsi dietro tutte le sue conseguenze legali. I sindaci disobbedienti - in particolar modo Orlando che ha firmato una, seppur generica, direttiva di resistenza al decreto - rischiano di finire davanti a un giudice o alla Corte Costituzionale. Dimenticando i tempi in cui incitava alla disobbedienza civile in protesta con la legge Cirinnà (2016), Matteo Salvini ha risposto a Orlando che "la legge è approvata dal Parlamento e firmata da Mattarella, ne risponderanno legalmente". Nel caso dei rappresentanti istituzionali, quali i sindaci, i rischi effettivi vanno dalla revoca del mandato al reato di abuso d'ufficio. 

Nel dettaglio, il reato d'abuso d'ufficio si manifesta quando il pubblico ufficiale, nello svolgere le sue funzioni, viola intenzionalmente delle norme di legge per il proprio o altrui vantaggio - recando, in questo modo, danni ingiusti ad altri. La protesta di Orlando contro il divieto per i migranti di iscriversi all'anagrafe è stata ufficialmente presentata come una rivendicazione del "diritto alla salute, che per effetto del decreto Sicurezza potrebbe essere meno garantito in ragione della mancanza assoluta di residenzialità formale".

 

Anche De Magistris, che ha dichiarato di voler andare oltre la questione dell'anagrafe per contestare la revisione del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (ora rivolto solo a chi ha già ottenuto asilo), rischia l'abuso d'ufficio e la sospensione. Tra i primi esempi che hanno riportato l'attenzione su questo tema, c'è quello di Domenico "Mimmo" Lucano, sindaco di Riace, che con il suo modello di accoglienza si era svincolato dalle normative sull'immigrazione e sulla gestione dei bandi per il lavoro. Una disobbedienza che ha pagato cara: prima con il trattenimento ai domiciliari, poi con la sospensione del ruolo di sindaco e l'allontanamento dal Paese, fino alla più recente chiusura delle indagini e l'accusa di associazione a delinquere.

 
 

 

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