LA CRONACA

Inter-Napoli, Piovella resta in carcere. Il Gip: comportamento omertoso

Alessandro Parodi - 07/01/201915:26

Il giudice per le indagini preliminari respinge la richiesta di scarcerazione. Fra le motivazioni: "L’omertà che caratterizza l’ambiente di cui Piovella fa parte in modo carismatico" e il ruolo che in questo contesto potrebbero giocare i social network. 

Resta in carcere Marco Piovella, l'ultrà designer indagato per gli scontri nel prepartita di Inter-Napoli del 26 dicembre scorso, in cui è morto Daniele Belardinelli. Così ha deciso il Giudice per le Indagini Preliminari di Milano Guido Salvini, rispondendo all'istanza di scarcerazione presentata dal legale del tifoso interista, arrestato il 31 dicembre.

 

Secondo il Gip, Piovella non è stato molto collaborativo con gli inquirenti. L'ultrà si sarebbe limitato a confermare la sua presenza al momento degli scontri, ma non avrebbe fornito "indicazioni sugli altri partecipanti", sui suoi movimenti e sul suo personale comportamento. L'indagato, inoltre, non avrebbe detto nulla circa il suo presunto ruolo nella preparazione e organizzazione dell'attacco. Ad accusare Piovella di essere "la mente" dell'agguato ai tifosi napoletani era stato Luca Da Ros, il più giovane e collaborativo fra gli ultrà arrestati. Accusa che Piovella ha sempre rispedito al mittente.

 

Il Gip attribuisce a Piovella un atteggiamento omertoso, "una scelta esplicita e dichiarata che certamente risale al suo ruolo di essere uno dei capi di tali realtà organizzate". Inoltre, aggiunge il giudice Salvini, "ha seguito la regola dell’omertà propria di tali gruppi, che ne uscirebbe certamente rafforzata se egli fosse scarcerato provocando ostacoli ancora maggiori all’accertamento della verità".

Il clima omertoso, sempre secondo il magistrato, sarebbe rafforzato "da campagne sui social network che già vi sono state e che è quasi impossibile controllare". La gravità delle accuse pendenti su Piovella (rissa aggravata punibile sino a cinque anni di reclusione e lesioni volontarie, punibile sino a sei anni), che renderebbe "prospettabile l’irrogazione nei suoi confronti di una pena non inferiore a tre anni di reclusione" sarebbe inoltre la "circostanza quindi che legittima il mantenimento della misura cautelare più grave".

 

Nella chiusa dell'atto il Gip torna sul tema dei social network, specificando che la misura alternativa al carcere (cioè gli arresti domiciliari) viste "le caratteristiche dei mezzi di comunicazione attuali, non sarebbe in alcun modo sufficiente a troncare i rapporti fra l’indagato il suo ambiente".

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