LA CRONACA

Chi sta con #ledonnediOrmea risponde a Salvini

Redazione - 13/01/201922:03Aggiornato 17/01/2019 18:59

L'11 gennaio è stata ripubblicata una foto del 2016 che ritraeva l'allora segretario della Lega nell'atto di mostrare un cartello su cui era riportato un testo che insultava le donne del comune del cuneese 

Le donne e gli uomini di Ormea, ma anche di tutta Italia, hanno risposto "all'insulto d'archivio" del vicepremier Matteo Salvini. L'11 gennaio è stata ripubblicata una foto del 2016 che ritraeva l'allora segretario della Lega nell'atto di mostrare un cartello su cui era riportato un testo che definiva «troie» le donne del comune del cuneese, che avrebbero «usufruito» dei migranti accolti nel paese. Le donne di Ormea non hanno tardato a rispondere a Salvini, diffondendo l'hashtag #ledonnediormea. Selfie di supporto si sono uniti all'appello, che si è diffuso ben oltre i confini della provincia piemontese, e minaccia di non arrestare fino a quando il ministro dell'Interno non presenterà le sue scuse officiali. 

«Caro ministro, siamo Donne e come tali chiediamo di essere rispettate. La nostra campagna è appena cominciata e non si fermerà finché non avremo le Sue scuse ufficiali. Sue e di coloro che hanno scritto quel terribile testo in quel A4. Le donne hanno la testa dura, carattere forte e determinato e arrivano dove vogliono. La nostra disapprovazione parte dai media perché Lei vi è collegato tutto il giorno. Chiediamo a TUTTI quelli che si sentono presi in causa, maschi e femmine, di condividere la nostra foto o a loro volta scattarne una», scrivono le donne di Ormea. Al loro coro di tweet e alle loro fotografie si aggiungono donne e uomini che anche se non personalmente coinvolti, si sentono insultati dal gesto del vicepremier. 

 

Come dimostrato da David Puente in un factchecking su OPEN, il video in questione era stato girato durante la campagna di Salvini per il referendum costituzionale. Alcuni attivisti della Lega si erano avvicinati all'attuale vicepremier con il cartello in questione per scattare la foto da dedicare al sindaco di Ormea. Il leader della Lega aveva controllato il contenuto del cartello per poi, divertito, accettare la loro proposta. Il testo recitava: «Ad Ormea i rifugiati sono una risorsa, (ha detto il sig. sindaco) lo possono testimoniare alcune troie del posto che fino ad ora hanno usufruito di queste risorse. Sarebbe utile che l'amministrazione comunale chiedesse al prefetto l'invio di diverse rifugiate (massimo trent'anni) così anche i mariti beneficerebbero di suddette risorse!!»

 

L'indignazione non si limita al web, ma prosegue offline. «Stiamo valutando azioni legali, nonché ogni altra iniziativa volta alla tutela dei nostri concittadini, uomini e donne, che sono stati pesantemente insultati e denigrati", ha dichiarato a Il Secolo XIX Serenella Omero, avvocato e consigliere comunale di Ormea. «Continuiamo a difendere quanto abbiamo fatto e continueremo a fare nell'accoglienza dei richiedenti asilo».

Nel 2015 Ormea, un paese di 1.600 abitanti, aveva accolto una trentina di rifugiati che erano stati ospitati in un'ex casa di riposo. Il sindaco della città, Giorgio Ferraris, aveva a più riprese sottolineato come i migranti avrebbero rappresentato una risorsa per la comunità, contribuendo alla manutenzione delle infrastrutture, e facendo lavori ormai disdegnati dai giovani italiani. Ormea è stata definita dal suo sindaco un «modello di integrazione», scatenando l'indignazione dei leghisti del posto. 

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