LA CRONACA

Come tutelare i rider? Le ipotesi del ministero del Lavoro

Open - 14/01/201906:31

I fattorini resterebbero lavoratori "autonomi", ma con alcune delle tutele garantite ai lavoratori subordinati. Proprio come prevede una sentenza della Corte d'Appello di Torino dell'11 gennaio scorso

Il ministero del Lavoro ha inviato ai fattorini e alle imprese di food delivery una serie di proposte per disciplinare il lavoro dei rider. Il documento è stato diffuso quasi in concomitanza con la sentenza della corte d'Appello di Torino, che ha parzialmente accolto il ricorso di cinque ex rider di Foodora, che chiedevano di essere inquadrati come lavoratori dipendenti. I giudici hanno applicato una norma del Jobs act che estende le protezioni del lavoro subordinato a quei collaboratori che sono autonomi solo sulla carta. Il documento del governo va nella stessa direzione e prevede una serie di «tutele minime» per i fattorini:

  • una paga minima oraria al posto del pagamento a consegna, con un tetto di tre consegne l'ora e di 35 ore di lavoro settimanali;
     
  • divieto di collaborazioni a partita iva e di retribuzione tramite "buoni lavoro";
     
  • divieto di applicare il ranking reputazionale, ovvero di privilegiare i rider che hanno una produttività più alta o che rifiutano meno ordini;
     
  • un importo forfettario come indennità di fine rapporto;
     
  • il rimborso delle spese per la manutenzione dei mezzi utilizzati;
     
  • il riconoscimento del diritto alla disconnessione. 

Nel testo si citano anche le coperture Inps (contributi per la pensione) e Inail (assicurazione contro gli infortuni sul lavoro). In un'intervista alla Stampa, il consigliere del ministro Di Maio, Pasquale Tridico, ha detto che i rider saranno considerati come collaboratori, non come lavoratori dipendenti e che l'idea del governo è di garantirgli alcune tutele previste per i lavoratori subordinati, proprio come ha fatto la Corte d'Appello di Torino. L’11 dicembre scorso i giudici hanno riconosciuto ai rider tredicesima, ferie e malattie pagate, ma non la subordinazione. 

Resta da capire se il governo formalizzerà queste direttive in una legge, in un accordo sindacale o se ricorrerà a entrambe le misure. Se le proposte saranno inserite in una legge, il loro impatto potrebbe andare ben oltre la categoria dei rider. I ciclofattorini rappresentano lo 0,04% del mercato del lavoro italiano, ma i freelance che lavorano per piattaforme online sono quasi un milione e mezzo, e molto spesso le loro condizioni contrattuali sono simili a quelle dei rider. 

Nell'intervista alla Stampa Tridico ha attaccato le imprese di consegne a domicilio, dicendo non hanno «mai proposto nulla di accettabile». Le maggiori piattaforme, riunite nell’associazione Assodelivery, avevano presentato al governo un documento contenente una serie di proposte: un «compenso dignitoso», un’assicurazione contro gli infortuni e i danni a terzi (che la maggior parte di loro già offre) e l’impegno a non discriminare i lavoratori in base alla loro disponibilità e velocità di consegna. I fattorini l'avevano definita una «non proposta»

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