LA CRONACA

Retata contro i Rinzivillo, il clan che è sopravvissuto a Riina

Sara Menafra - 17/01/201909:00Aggiornato 17/01/2019 13:22

Undici in Italia di cui quattro in Germania. Nell’operazione del 2017 era spuntata anche una frase sull’elezione di Virginia Raggi

È il clan Rinzivillo di Gela, alleato con i Madonia e i Corleonesi dai tempi di Totò Riina, il protagonista della retata di questa mattina che ha portato ad 11 arresti, per i reati di associazione per delinquere finalizzata al traffico e allo spaccio di sostanze stupefacenti.

L’operazione dei  finanzieri del Gico e dei poliziotti della Squadra mobile è in corso nel Lazio, in Sicilia, in Campania e in Umbria, nonché a Colonia e Mannheim (Germania), dove, con la collaborazione della Polizia Criminale e dei Reparti Speciali tedeschi, sono stati arrestati 4 affiliati, appartenenti alla “cellula” tedesca, operativa nel Land della Renania Settentrionale-Vestfalia.

La retata è la «conclusione» della grossa indagine che, alla fine del 2017, aveva già portato all’arresto di 37 persone e al sequestro preventivo di beni per oltre 18 milioni di euro  (le prime condanne sono state pronunciate a marzo 2018). A ottobre 2017 era stato nuovamente arrestato il capocosca, Salvatore Rinzivillo, un uomo di 57 anni che pur essendo stato scarcerato nel 2013 e con 2 fratelli ancora in regime di 41 bis, viveva a Roma con una interessante rete di relazioni con l’imprenditoria locale, volti noti dello spettacolo e qualche contatto con la politica. Nell’elenco degli arrestati di allora c’era anche un avvocato, definito dai magistrati della Dda «l’archetipo della cosiddetta zona grigia»  e due carabinieri che accedevano alle banche dati per passare informazioni sulle indagini in corso proprio al boss Rinzivillo.

La frase sulla Raggi

Sebbene i Rinzivillo siano una storica famiglia siciliana, negli arresti del 2017 spiccava la capacità del boss Salvatore e dei suoi di inserirsi nell’ambiente capitolino. Agli atti c’era anche un’intercettazione sulle elezioni dell’attuale sindaco, Virginia Raggi. Ma la frase non ha portato ad ulteriori sviluppi investigativi.

È il 6 luglio 2016 e al telefono ci sono un dirigente della Regione Sicilia, Filippo Guarnaccia, e il capomafia Salvatore Rinzivillo. Guarnaccia è a Roma assieme al figlio e chiamano il capo: «Vabbè chissu è na combriccola ca fici acchianari u sinnacu nuovo ... chistu, chiddu do ... . (inc.) ... a divintari». Rinzivillo risponde: «Ah vabbè dai, vabbè quannu veni vabbè ni parramu». 

La faccia imprenditoriale e pulita

Il vero punto di forza di questa famiglia è la capacità di procedere su binari paralleli. Da una parte il traffico di droga e dall’altro gli investimenti nei settori puliti. Ovviamente, le due cose spesso si incrociano. È successo così per la penetrazione al Car, il centro alimentare ortofrutticolo di Guidonia, il mercato generale più importante del centro sud.

Filiale in Germania, legami a New York

Da tempo poi, come dimostra anche questa indagine, i Rinzivillo investono in Germania. Salvatore era anche riuscito ad avviare contatti con il latitante della ’ndrangheta calabrese Antonio Strangio, titolare del ristorante «Da Bruno» dove nel 2007 avvenne la strage di Duisburg. E aveva preso contatti anche con il boss italo-americano Lorenzo De Vardo, basato a New York, un nome noto fin dall’epoca del maxi processi di Palermo, perché considerato appartenente alla famiglia Bonanno.

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