LA CRONACA

Sede dell'ex provincia di Roma, atto di messa in mora anche a Zingaretti e Raggi

Angela Gennaro - 13/03/201912:59

Un buco di 263 milioni di euro nel bilancio dell'ex Provincia di Roma: soldi che adesso la procura laziale della Corte dei Conti chiede di restituire a 105 tra politici e tecnici

Un grattacielo di 32 piani in zona Eur-Castellaccio, a sud di Roma e un buco di 263 milioni di euro nel bilancio dell'ex Provincia di Roma: soldi che adesso la procura laziale della Corte dei Conti chiede di restituire entro 10 giorni a 105 politici e tecnici. Tra loro, Nicola Zingaretti, presidente della Regione Lazio e neoeletto segretario del Pd (e precedentemente presidente della Provincia), e Virginia Raggi, sindaca di Roma.

 

La sede

Doveva essere destinato a sede unica della Provincia di Roma e accogliere 3mila dipendenti. Ora ci lavorano un migliaio di persone, «molte stanze sono vuote e inutilizzate» ma soprattutto l'edificio è oggetto di una richiesta di restituzione della somma di oltre 260 milioni di euro intimata in questi giorni dalla procura laziale della Corte dei Conti. Tra i 105 destinatari dell'atto di costituzione in mora, i nomi del neo eletto segretario del Partito democratico, Nicola Zingaretti, quello del suo predecessore alla provincia di Roma, Enrico Gasbarra, ma pure due sindaci di Roma come Virginia Raggi e Ignazio Marino. Insieme a loro, tutti i consiglieri provinciali che votarono la delibera oggetto di attenzione da parte della magistratura amministrativa: compreso l'ex assessore regionale del Pd Michele Civita, imputato anche nel processo a Luca Parnasi nell'ambito della vicenda sullo stadio della Roma. Entro dieci giorni devono, secondo l'atto, restituire i 263 milioni di euro di cui sopra, o comunque di una somma «non inferiore ai 107 milioni». Ora i 105 tra politici e tecnici sono chiamati a difendersi: l'atto non è immediatamente esecutivo perché subordinato alle indagini in corso. 

Nicola Zingaretti non commenta. Dallo staff del governatore fanno però notare che la posizione dell'allora presidente della Provincia era stata già archiviata, in relazione a un'indagine sempre della Corte dei Conti e sempre in relazione all'acquisto della nuova sede della Provincia, nel dicembre del 2013. 

Emanuele Dessì, Senatore M5S / Facebook

«L'idea nasce nei primi anni 2000: quella dell'acquisto di una nuova sede per la provincia di Roma, che possedeva allora un patrimonio immobiliare pari a quella cifra», dice a Open Emanuele Dessì, oggi senatore del M5S (al centro delle cronache di qualche tempo fa per alcune immagini che lo ritraevano con esponenti della famiglia Spada e per la casa popolare) ed ex consigliere della Città Metropolitana di Roma. «Si voleva svecchiare il patrimonio e realizzare una sede unica per centralizzare il lavoro amministrativo». Così «viene individuato questo grattacielo in costruzione e Gasbarra prima e Zingaretti poi perfezionano l'acquisto attraverso un'operazione immobiliare speculativa che prevedeva appunto l'apertura di un fondo immobiliare attraverso la BNP Paribas che aveva contemporaneamente anche finanziato il mutuo».

Tra il 2007 e il 2012, dice Dessì, «viene perfezionato l'acquisto: compriamo, al massimo prezzo di mercato dell'epoca, questo grattacielo per allora 3mila dipendenti - mentre ora ce ne sono un migliaio. E impegniamo il patrimonio immobiliare della ex provincia di Roma». Ma la consegna del grattacielo «non avviene nei tempi previsti ma con circa due anni di ritardo», dice l'oggi senatore grillino, «mentre il passaggio dei nostri beni al fondo avviene immediatamente, per cui per due anni come cittadini paghiamo l'affitto negli ex immobili per 10 milioni di euro senza che per questo nessuno si rivalga su Parnasi per il ritardo nella consegna dell'immobile».

A partire dal 1° gennaio 2015 la Provincia di Roma si trasforma in Città metropolitana di Roma Capitale e si dota di proprio Statuto, approvato con Deliberazione della Conferenza metropolitana n. 1 del 22 dicembre 2014. «Io e il mio collega Enrico Stefano ci rendiamo conto che c'è un'operazione folle», dice Dessì. «In consiglio vale la presenza, quindi tantissimi consiglieri metropolitani dell'epoca si ritrovano oggi nello stesso calderone di Zingaretti, Gasbarra, Civita e compagnia cantando perché quel giorno, nel dicembre 2015, votarono no, me incluso, al bilancio». Dessì e Stefàno, oggi presidente della commissione Mobilità del Campidoglio, avevano presentato un mese prima, il 4 novembre 2015, un esposto-denuncia alla procura della Corte dei Conti sull'acquisto di quel bene. «Chiedevo quindi di interrompere la discussione perché era una vicenda da chiarire in sede giudiziaria». 

Oggi «ci troviamo - denunciati e denuncianti, nello stesso calderone. Ma l'acquisto della nuova sede della ex Provincia di Roma all'Eur è stato un gigantesco danno erariale, un'operazione folle la cui responsabilità è degli ex presidenti Gasbarra e Zingaretti e di tutto il Partito Democratico. Noi del Movimento 5 Stelle lo denunciammo dall'inizio». Il consiglio è un organo, ricorda il senatore grilino, «quindi la Corte dei Conti come atto d'obbligo, ha dovuto citare anche me e tutti gli altri consiglieri. La nostra posizione verrà poi chiarita in sede giudiziale. Però è significativo che i media abbiano riportato la notizia di 105 persone tutte unite senza differenze nello stesso danno». 

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