LA CRONACA

L'appello di Boschi per le 7 ragazze morte in Spagna: «Abbiamo perso delle sorelle e non abbiamo un responsabile»

Redazione - 22/03/201917:52Aggiornato 22/03/2019 17:59

«Chiediamo ancora alla Spagna passi concreti per le indagini»: la deputata democratica è tornata a lanciare un appello per sollecitare le istituzioni spagnole a trovare un colpevole per l'incidente del 20 marzo 2016 

Maria Elena Boschi è intervenuta oggi 22 marzo alla Camera per riportare all'attenzione del governo il caso delle 7 ragazze italiane morte in Spagna tre anni fa in un incidente stradale. Il 20 marzo 2016, Valentina, Elisa, Elena, Francesca, Lucrezia, Elisa e Serena, tutte studentesse Erasmus, erano a bordo di un pullman che da Valencia le stava riportando a Barcellona. Per cause ancora sconosciute, l'autista si trovò coinvolto in uno scontro con un'altra vettura: nel tragico episodio persero la vita in totale 13 ragazze di diverse nazionalità.

«Ieri è stato il primo giorno di primavera, un giorno che ha il profumo di una rinascita», ha esordito la deputata dem. «Ma non è così per 7 famiglie, per le quali, a partire dal 20 marzo del 2016, l'inverno non è mai finito». Al momento dell'incidente, Boschi era ministra per le Riforme e per i Rapporti con il Parlamento sotto il governo Renzi. Successivamente, avrebbe ricoperto l'incarico di sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio nell governo di Paolo Gentiloni.

Boschi ha ricordato, non senza nascondere un'evidente commozione, i numerosi ostacoli che le indagini hanno incontrato nel corso degli anni. «Vi posso garantire che è stato molto difficile stare vicino ai familiari in quei momenti. Il minimo che possiamo fare per loro è accertare una responsabilità».

«È come se avessimo perso delle figlie o delle sorelle», continua la deputata. Già nel novembre del 2016, l'attività istruttoria spagnola presentò la prima richiesta di archiviazione. Le indagini ripresero «grazie anche alle sollecitazioni delle istituzioni italiane a quelle spagnole», fino ad interrompersi nuovamente nel 2017, dopo una seconda richiesta di archiviazione.

«Nel giugno 2018 fortunatamente la corte d'Appello di Tarragona ha chiesto di procedere con le indagini», continua Boschi, «concedendo altri 18 mesi d'istruttoria». Ancora oggi molte cose non tornano: «inizialmente il conducente aveva dichiarato di essersi addormentato e quindi di essere responsabile; poi ha ritrattato e non è stato interrogato dalla magistratura per moltissimo tempo». 

Dal lavoro dell'istruttoria spagnola non è ancora emerso né se le misure di sicurezza fossero idonee, né se il bus fosse perfettamente funzionante. Non si conosce lo stato delle strade nel momento dell'incidente, né se la segnaletica fosse in regola. «Chiediamo ancora passi concreti per le 7 ragazze. Dobbiamo trovare un nome», ha concluso Maria Elena Boschi. 

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