LA CRONACA

Attentato allo scuolabus, convalidato l'arresto dell'autista: «Strage con finalità terroristica»

Redazione - 23/03/201914:03Aggiornato 23/03/2019 14:28

Nell'ordinanza di custodia cautelare il gip ha aggiunto l'aggravante terroristica per l'attentatore di San Donato. Nessuno ha dato credito alla versione di Ousseynou Sy che aveva parlato di «voci di bambini morti in mare»

Ousseynou Sy resta in carcere. Lo ha deciso il giudice per le indagini preliminari Tommaso Perna, che il 22 marzo ha interrogato il conducente del bus che il 20 marzo ha dirottato uno scuolabus con a bordo 51 studenti. Sy è accusato di strage aggravata dalla finalità terroristica, sequestro di persona, resistenza a pubblico ufficiale e incendio. Né il gip, né i pubblici ministeri hanno creduto alle dichiarazioni rilasciate da Sy, che ha detto di aver dirottato il bus perché spinto dalle voci dei bambini morti in mare, che gli chiedevano di compiere un gesto eclatante. 

Le dichiarazioni di Sy durante l'interrogatorio di garanzia

«Io non dormo quasi mai - ha detto Sy davanti al gip - perché ricorrono nella mia mente le voci dei bambini morti. Una volta sull'autobus mi si è presentato un bambino che mi ha chiesto di direzionare l'autobus a Linate. Quando i Carabinieri mi hanno intimato di fermarmi - ha detto ancora Sy - io ho proseguito perché loro non possono fermarmi quando io e i miei bambini decidiamo di fare qualcosa. Tra i miei bambini ce ne sono alcuni molto cattivi. Io e i bambini morti in mare non accettiamo che l'Africa venga sfruttata».

Sy ha smentito di aver appiccato il fuoco: secondo la sua versione, le taniche di benzina che aveva portato a bordo del bus sarebbero servite soltanto per tenere alla larga le forze dell'ordine; le fiamme sarebbero divampate a causa di una scintilla partita dall'impianto elettrico. Il conducente ha negato di aver portato con sé le fascette usate per immobilizzare alcuni studenti e la pistola, ma il racconto di un insegnante lo smentisce: «L'autista ha alzato la maglietta, mostrando una pistola inserita all'interno dei pantaloni». 

La risposta del Gip

Secondo il Gip, l'autista ha fornito «una posticcia e maldestra opera di rivisitazione della realtà» al fine «di poter contare sui benefici conseguenti ad una eventuale, e improbabile, dichiarazione di incapacità di intendere e di volere». Lo «scopo sotteso all'azione», si legge nell'ordinanza di convalida dell'arresto, «era quello di costringere, o comunque condizionare, le politiche migratorie attualmente adottate dal Governo in carica». Il suo «intento» era «quello di compiere un'azione dimostrativa sull'onta dell'ira» in lui generata, come ha riferito, «dall'episodio del mancato sbarco di 49 persone», ossia la vicenda della nave Mare Jonio.

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