LA CRONACA

Bloccata la prima del film sui Casalesi: la organizzava un parente del boss

Redazione - 24/03/201911:07Aggiornato 25/03/2019 16:48

L'iniziativa, prevista per il 26 marzo - fanno sapere fonti del Viminale - vedeva in prima linea la famiglia Bardellino: a organizzarla una società legata ad Angelo Bardellino, pluripregiudicato nipote di Antonio, già capo del clan dei Casalesi

Il ministero dell'Interno blocca la presentazione del libro e del film La Casalese-Operazione Spartacus di Antonella D’Agostino, prevista il 26 marzo in un locale a Spigno Saturnia, in provincia di Latina. Lo stop, fanno sapere dal Viminale, arriva dopo le relazioni di prefettura e Forze dell’Ordine.

Antonella D'Agostino è l'ex moglie di Renato Vallanzasca, mentre l'iniziativa - fanno sapere ancora fonti del Viminale - vedeva in prima linea la famiglia Bardellino: a organizzare l’evento è una società legata ad Angelo Bardellino, pluripregiudicato nipote di Antonio, già capo del clan dei Casalesi.

Il bel René, al secolo Renato Vallanzasca, è uno dei più famosi criminali italiani, attivo soprattutto tra gli anni '70 e '80: condannato a quattro ergastoli e a 295 anni di reclusione, negli anni è scappato più volte dalla prigione. Ora è detenuto a Milano, nel carcere di Opera: qui, nel 2008 ha sposato Antonella D'Agostino, sua amica d'infanzia. Il divorzio, consensuale, risale allo scorso anno.

Sullo stop all'iniziativa arriva il commento del grillino Nicola Morra, presidente della Commissione Antimafia. «Se si deve intervenire in modo censorio, questo è perché per decenni si è di fatto permesso di credere che la cultura mafiosa fosse ammissibile, anzi la migliore», dice Morra su Facebook.

«C'è lo stop del Viminale alla presentazione del libro e del film di Antonella D’Agostino, ex moglie di Vallanzasca, prodotto dal nipote del boss dei casalesi Bardellino. La libertà di espressione è una cosa, dare spazio a messaggi che avvicinano, anziché allontanarli, i cittadini alla cultura mafiosa è un’altra.

Ma se si deve intervenire in modo censorio, questo è perché per decenni si è di fatto permesso di credere che la cultura mafiosa fosse ammissibile, anzi la migliore. In un paese libero la censura non interverrebbe ad impedire la presentazione di un libro di tal fatta semplicemente perché nessuno sarebbe interessato a scriverlo o a leggerlo... e dunque a pubblicarlo».

«Non si può consentire al nipote di una famiglia che ha fatto la storia criminale del Paese di poter presentare come un cittadino qualsiasi un libro ed un film in un’area simbolo del potere economico dei casalesi nel basso Lazio, per questo motivo è stato doveroso intervenire», dice Andrea Caso, portavoce del Movimento 5 stelle, a sua volta della Commissione parlamentare Antimafia.

In copertina Ansa | una foto d'archivio di Renato Vallanzasca.

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