LA CRONACA

Verona, la signora del cartello virale: «Il mio motto? Liberi di essere liberi»

Cristin Cappelletti - 31/03/201912:56Aggiornato 31/03/2019 13:17

La signora del cartello virale apparso durante la marcia contro il congresso di Verona ha raccontato a Open la scelta: «Non mi aspettavo di ricevere tanta notorietà. L'ho fatto per ribadire che certi diritti non si toccano»

«Non cammino ma vi sono vicino». Un foglio A4, una scritta fatta col pennarello, la bandiera della pace e quel viso sorridente, che benedice il corteo dall'alto. Non è stato facile parlare con "la signora del cartello", apparso durante la marcia dei 30mila contro il Congresso di Verona.

In poche ore le foto che la ritraggono hanno fatto il giro del web, come si dice in questi casi. E la signora, di cui non diremo il nome (come ci è stato chiesto) si è un po' spaventata: «Non mi aspettavo di ricevere tanta notorietà».

Vi racconteremo però quello che ci ha detto. Per convincerla a parlare abbiamo bussato alla sua porta due volte. Alla seconda ha deciso di raccontarci qualcosa lì sull'uscio. «Ho 66 anni e sono stata una fautrice di quei diritti», racconta a Open. «Sono andata sul balcone, con quel cartello, perché sentivo di doverlo fare, ma non voglio andare oltre per preservare la tranquillità dei condomini (ride ndr)». 

Le chiediamo quali avvenimenti, nella sua vita, l'abbiano convinta ad appoggiare le ragioni di chi ha manifestato contro il Congresso delle famiglie di Verona. «Ho combattuto per i diritti della donna, come la 194 (la legge sull'aborto, ndr), diritti acquisiti che non vanno toccati. Non mi interessano le questioni ideologiche come il ritorno al fascismo di cui si sente parlare, volevo dare il mio semplice contributo».

«Fortunatamente - continua - la legge 194 è un diritto di cui non ho mai dovuto usufruire, ma non si tocca» e sulla manifestazione dichiara entusiasta: «Non avevo mai visto così tante persone sfilare tutte assieme per le strade di Verona». La signora ci ha concesso sole poche battute, prima di chiudere di nuovo la porta. Ma alla fine ci ha tenuto a dire una cosa: «"Liberi di essere liberi", è questo il motto che mi ha spinta a esporre quel cartello».

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