LA CRONACA

Carta d'identità, Appendino contro il governo: «Padre e madre? Un passo indietro nei diritti»

Redazione - 05/04/201908:52Aggiornato 05/04/2019 16:59

La sindaca di Torino su Twitter è molto chiara: «Stiamo cercando di capire quali siano i margini a disposizione per intervenire». La Giunta comunale di Torino si era mossa anche contro il Congresso delle Famiglie di Verona, durante i giorni della manifestazione aveva appeso uno striscione fuori da Palazzo Civico con scritto: «Torino ama e dà il benvenuto a tutti i tipi di famiglia». Intanto la regione Piemonte ha dichiarato che aiuterà chi vuole fare ricorso

La data è quella del 31 gennaio. La firma di Matteo Salvini, Giulia Bongiorno e Giovanni Tria. La pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale è arrivata solo il 3 aprile. Nella carta d'identità dei minorenni non ci sarà più la voce “genitore 1 e 2” ma torneranno “padre” e “madre”, esattamente come accadeva prima del 2015. La decisione è stata presa a fine gennaio, ma l'ufficialità è arrivata pochi giorni dopo la chiusura del Congresso di Verona.

Un provvedimento che segna una nuova crepa nell'alleanza di Governo. Negli ultimi mesi è emerso come Lega e Cinque Stelle siano distanti su diversi dossier, uno su tutti quello della famiglia e dei diritti della comunità LGBTQI+. Al momento però le due forze politiche stanno puntando a rispettare il contratto di governo, in cui non c'è neanche una riga su questi temi.

Il tweet di Chiara Appendino

Una nuova conferma di questa spaccatura è arrivata da Torino. L'account Twitter @TorinoPride è il canale ufficiale di chi organizza il corteo a favore dei diritti della comunità LGBTQI+. La sera del 4 aprile chi lo gestisce ha chiesto alla sindaca di Torino: «Cosa pensa del decreto che impone che, sulle carte d’identità dei minori, venga ripristinata la dicitura madre e padre sostituendo la più inclusiva 'genitori'?».

Riprendendo la domanda sul suo profilo Twitter, Chiara Appendino è stata molto netta: «Come ho sempre detto, penso che sia un passo indietro rispetto ai tanti in avanti che sono stati fatti in questi anni a Torino in tema di Diritti. Stiamo cercando di capire quali siano i margini a disposizione per intervenire».

Regione Piemonte: «Aiuteremo chi vuole fare ricorso»

Le posizioni della sindaca su questi temi sono molto definite. Si era esposta già nei giorni del Congresso di Verona, quando sul balcone di Palazzo Civico aveva deciso di appendere uno striscione con una scritta: «Torino ama e dà il benvenuto a tutti i tipi di famiglia».

Una scelta che nasce da una riflessione della giunta sul futuro della città: «Da tempo il comune di Torino ha deciso di mutare la visione di un unico modello di famiglia pensando a quella pluralista, che riconosce come famiglie le realtà sociali che formano la nostra società».

Monica Cerutti, assessora alle Pari Opportunità del Piemonte eletta tra le liste di Sel, si è spinta oltre, offrendo aiuto a chi si vorrà opporre al provvedimento: «Chi si sentirà leso dal provvedimento del governo sulla carta d’identità, potrà ricorrere al nostro fondo per le spese legali. La stessa opportunità la offriamo alle amministrazioni comunali che hanno competenza sull’anagrafe. Il decreto è a nostro parere discriminatorio e per questo contrario alla nostra legge regionale».

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