LA CRONACA

Sea Eye verso Malta. La ong Mediterranea denuncia il Governo: «Gravissime violazioni delle leggi internazionali»

Redazione - 05/04/201922:26Aggiornato 06/04/2019 15:50

L'imbarcazione si è rimessa in viaggio dopo aver stazionato per tutta la giornata del 5 aprile davanti a Lampedusa. Le tre donne si sono rifiutate di scendere dalla nave per non separarsi dai loro compagni. Intanto, la Ong Mediterranea si rivolge alla procura di Agrigento per denunciare le violazioni del Viminale nei confronti delle convenzioni internazionali

È diretta verso Malta la nave Alan Kurdi della Ong tedesca Sea Eye. La decisione è stata presa dopo il «no» del Viminale allo sbarco dei compagni di tre donne, due mamme con i loro bambini e una donna incinta. Il governo voleva accogliere soltanto le tre donne, che però hanno rifiutato perché non volevano essere separate dai loro compagni. L'Alan Kurdi aveva stazionato per tutta la giornata di ieri (5 aprile) davanti alle acque territoriali italiane, a 15 miglia da Lampedusa. Nonostante l'autorizzazione a sbarcare del ministero dell'Interno, le tre donne si sono rifiutate di scendere dalla nave poiché non volevano separarsi dai loro compagni per non restare sole. Malta ha invece garantito che i nuclei familiari dei migranti non saranno divisi.

L'esposto di Mediterranea contro il Governo

A seguito dell'episodio, la Ong italiana Mediterranea Saving Humans ha presentato un esposto urgente alla procura di Agrigento contro il Governo italiano. La comunicazione è stata annunciata nel corso dell'assemblea nazionale di oggi, 6 aprile, svoltasi al Macro Asilo di Roma. L'esposto invita la procura a verificare le «gravissime violazioni» delle leggi e delle convenzioni internazionali in merito al blocco navale comunicato dal Viminale contro lo sbarco dell'Alan Kurdi. La nave ospita donne, uomini e bambini. Il documento è stato firmato questa mattina da Cecilia Strada, Filippo Miraglia ( Arci), Francesca Chiavacci (Presidente nazionale Arci ) e Sandro Mezzadra (docente all'Università di Bologna).

Il video delle famiglie a bordo

«La famiglia è la mia gioia, loro due sono la mia gioia. Non separateci». Le immagini pubblicate su Twitter dall'Ong Sea Eye restituiscono le circostanze che hanno spinto due madri a bordo dell'Alan Kurdi a non scendere con i propri figli. «Si rifiutano di scendere? Buon viaggio verso Berlino», aveva detto il vicepremier leghista Matteo Salvini, riferendosi alle due donne e ai loro bambini. Ma secondo quanto riferito dall'organizzazione, i patti con la Germania erano chiari: tutta la famiglia avrebbe dovuto lasciare l'imbarcazione.  

«La mia famiglia non posso lasciarla, in nessun caso. Le famiglie devono stare unite», ha detto uno dei due uomini. E l'ong ricorda che il diritto di tutelare le famiglie è sancito dall'Articolo 16 dello statuto delle Nazioni Unite. «Amo mio marito e la mia bambina. E voglio il meglio per lei. Insieme», dice una delle due madri. Nel pomeriggio Mara Carfagna aveva esortato le due donne a scendere per tutelare l'interesse dei minori. Ma restare uniti rappresenta per loro una condizione irrinunciabile di benessere: «A mio figlio mancherebbe suo padre. Senza starebbe male».

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