LA CRONACA

La gaffe di Pillon su Facebook: si auto-commenta il post (con il suo profilo)

Redazione - 12/04/201907:47

Il senatore leghista non ha solo cancellato il commento, anzi. Ne ha pubblicato un altro in cui rivendica la sua linea: «Ora torno a difendere la libertà educativa di mamma e papà. Un saluto dal vostro Senatore medievale preferito»

«Forza Simo!». Nella carriera dei social media manager una delle gaffe più frequenti è quella di commentare dimenticandosi di uscire dal profilo che si gestisce. E poi pubblicare commenti personali, tenere foto del proprio gattino o meme dissacranti. Questa volta è successo a Simone Pillon.

Il senatore leghista è stato condannato in primo grado per diffamazione. Il tribunale di Perugia lo ha condannato a pagare una multa di 1.500 euro per aver definito «adescatori di bambini» i membri dell'associazione Omphalos, affiliata ad Arcigay. Pillon ha scelto di commentare la sentenza con un post su Facebook dove ha scritto: «Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario, diceva Orwell. Beh, io non mollo. E non mollerò mai».

Il post pubblicato sul profilo ufficiale del senatore Simone Pillon

Fra i commenti pubblicati sotto il suo post ne è comparso uno che è stato subito notato dagli altri utenti: «Forza Simo!». Un semplice incoraggiamento, se non fosse che a pubblicarlo è stato proprio il profilo ufficiale di Simone Pillon, lo stesso da cui è stato diffuso il post con il suo commento alla sentenza. Il profilo Twitter dei Sentinelli di Milano ha subito rilanciato la gaffe, ripresa poi anche da Selvaggia Lucarelli e Luca Bizzari.

La frase di incoraggiamento dal profilo ufficiale

Sicuramente il senatore, o il suo staff, se ne è accorto. E così quel «Forza Simo!» ha lasciato spazio a un altro commento, sempre del profilo ufficiale: «FORZA SIMO! E questa volta, car* amic*, non l'hanno scritto i ragazzi dello staff dimenticando di cambiare account, e nemmeno una delle mie 76 diverse identità di genere, me lo sono proprio scritto da solo: volevate l'autodeterminazione no!?».

Il commento scritto dopo le segnalazioni

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