LA CRONACA

«Chiara è tornata alle sillabe, non sa più leggere», la lotta di una madre per l'insegnante di sostegno

Emma Bubola - 15/04/201907:28

Per 245.723 studenti disabili, in Italia ci sono solo 141.412 insegnanti di sostegno

È da dieci anni che Chiara (nome di fantasia), una bimba che frequenta la scuola statale di Morro d'Oro, in provincia di Teramo, non ha un insegnante di sostegno. Eppure ne avrebbe bisogno: Chiara è affetta da sindrome di Down e ha spesso crisi epilettiche. La diagnosi funzionale dell'Asl parla chiaro: la bambina ha diritto a un sostegno 1:1, cioè a tempo pieno, per tutto l'orario scolastico. Ma già dalla scuola d'infanzia, a Chiara viene ridotta l'assistenza a 9 ore settimanali. Le insegnanti di sostegno poi cambiano ogni anno, con gravi ripercussioni sull'apprendimento della bimba. 

Claudia Frezza, la madre di Chiara, racconta a Open che solo una volta, in quarta e quinta elementare, la sua bambina ha avuto la stessa insegnante di sostegno per due anni consecutivi. «I progressi sono stati incredibili, Chiara sapeva leggere e scrivere frasi intere». Ma arrivata alle medie, le è stato assegnato un docente di inglese, poi uno di educazione fisica. «Chiara è tornata alle sillabe, non sa più leggere», commenta la madre. 

Secondo quanto riporta il Messaggero, l'unica insegnante di sostegno che le è stata affiancata ha rifiutato, perché «il caso era troppo difficile». «Non sono bambini, sono "casi"», reagisce amaramente Claudia. I genitori combattono da anni una battaglia perché Chiara avesse ciò a cui ha diritto. Le 10 lettere di diffida inviate all'ufficio provinciale e regionale sono cadute nel vuoto. Il Tar Abruzzo ha dato loro ragione, ma il banco accanto a quello di Chiara resta occupato da supplenti, prima di educazione fisica, poi d'inglese, ma mai da un vero e proprio insegnante di sostegno. La giustificazione? «Carenza di organico».

Un'offerta insufficiente

Su 245.723 studenti disabili, ci sono quest'anno solo 141.412 insegnanti di sostegno. Di questi, 50.000 sono supplenti che spesso non hanno la specializzazione in sostegno. «L'ha mai vista lei un'insegnante di matematica che fa l'insegnante di italiano?», chiede Claudia Frezza, in un moto di sconforto. Ma chi viene assegnato al ruolo proviene spesso da graduatorie di seconda o terza fascia: diplomati anche in altre materie non necessariamente abilitati all'insegnamento. L'asimmetria tra domanda e offerta è in parte dovuta all'inerzia nel processo di formazione.

Secondo il Ministero dell'Istruzione, nel triennio 2012/2015 sarebbero serviti 21.000 insegnanti di sostegno. Ci sono però voluti sei anni per raggiungere questa quota anche perché i docenti formati sono pochi. Nell'anno scolastico in corso lo Stato avrebbe dovuto assumere 13.329 docenti, ma si è fermato a 1.682, il 13%.

I posti vacanti sono stati riempiti da supplenti, spesso non formati per quel ruolo. In alternativa, ai ragazzi in difficoltà viene assegnato un docente per meno ore di quanto sarebbe necessario. Il ministro dell'istruzione Marco Bussetti ha annunciato che nei prossimi tre anni le borse di specializzazione arriveranno a quota 40mila, 14.224 saranno attive quest'anno. 

Una domanda in crescita

La domanda per insegnanti di sostegno è in crescita: nel 2007/8 gli insegnanti di sostegno erano 174.000, l'anno scorso 234.000, e quest'anno sono aumentati ancora di 10.000. Le ragioni sono sicuramente, da un lato, una maggiore consapevolezza delle difficoltà cognitive dei bambini, dall'altro, anche l'impossibilità crescente dei docenti di assecondare senza un aiuto supplementare le esigenze specifiche degli alunni in classi sempre più affollate. 

Il caso di Chiara è quello di moltissimi studenti italiani. «È un problema comune ma è inaudito che sia comune», commenta la mamma di Chiara. Quello che distingue il suo caso dagli altri è che lei si è fatta avanti. Solo il 10-15% dei genitori, spinti non di rado delle stesse scuole, fa ricorso. E lo vince nel 99% dei casi a mani basse, seppure con i tempi della giustizia italiana. La conclusione di Claudia Frezza, la mamma di Chiara è dolorosa: «I diritti che le sono stati negati e i conseguenti danni subiti, non sono cosa degna di un’istituzione scolastica né di un Paese civile».

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