LA CRONACA

Inchiesta sulla sanità, Marini si dimette ma attacca il partito: «Il Pd è malato di giustizialismo»

Redazione - 17/04/201907:16Aggiornato 17/04/2019 08:18

Le dimissioni della presidente del Pd sono arrivate il 16 aprile: «L'ho fatto per ritrovare la libertà di difendermi, rimanere presidente avrebbe limitato le mie possibilità di reagire. Non l'ho fatto per il partito, l'ho fatto per me»

Catiuscia Marini si è dimessa ieri, 16 aprile, dopo il terremoto che si è abbattuto sulla sanità umbra e le pressioni del segretario Pd Nicola Zingaretti, preoccupato per l'impatto che l'inchiesta potrebbe avere sulle elezioni europee. Secondo i magistrati, sono almeno 11 i concorsi pilotati, il sistema di raccomandazioni riguarderebbe medici, infermieri e personale ausiliario.

«Voglio ritrovare la libertà di difendermi: rimanere presidente avrebbe limitato le mie possibilità di reagire», ha detto Marini in un'intervista a Repubblica, accusando il suo partito «di giustizialismo». L'ex governatrice non si sente abbandonata dal Partito Democratico, piuttosto «ferita da alcune dichiarazioni - dice - Ho letto le parole di Calenda e quelle della coordinatrice De Micheli. Pensavo che il Pd del 2019 fosse una forza riformista e garantista, non una comunità di giustizialisti. Mi sbagliavo».

Nell'inchiesta, oltre all'ex governatrice - accusata di aver spinto una candidata - sono coinvolte 35 perone. Il ministro della Salute Giulia Grillo ha aperto un'unità di crisi permanente per far chiarezza. Nella sezione regionale, il Partito Democratico ha visto molte cariche di spicco comparire nelle carte dell'inchiesta: dal 12 aprile Gianpiero Bocci, segretario Pd Umbria, e Luca Barberini, assessore regionale alla Salute, sono finiti ai domiciliari.

«Non dobbiamo tornare indietro di 30-40 anni. Il giustizialismo è una malattia: noi continuiamo ad averla anche quando il Movimento 5 Stelle si sta avvicinando al garantismo. Questa cosa fa ridere», racconta Marini, che accusa i vertici del partito di essersi comportati diversamente con lei in quanto donna.

«Basta vedere come sono stati difesi dal Pd i governatori maschi coinvolti in indagini con reati in alcuni casi piuttosto gravi. Sicuramente più gravi di quello per cui sono indagata a Perugia. Perché, presumendo l’illiceità dei miei comportamenti, stiamo parlando di concorso in abuso d’ufficio».

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