L'ECONOMIA

Garanzia giovani, solo 11 proposte di lavoro per gli under 30

Alessandro Parodi - 26/12/201806:00

Sul portale nazionale poco più di una decina di offerte: un posto di lavoro in falegnameria e diversi da operaio. Nessuna ipotesi di contratto a tempo indeterminato

Garanzia Giovani è la declinazione italiana del progetto europeo Youth Guarantee, piano per la lotta alla disoccupazione giovanile, finanziato dall’Unione Europea con ingenti fondi. Varato dal governo Renzi nel 2014 e confermato nella sua struttura di base, punta a un’offerta qualitativamente valida di lavoro o di formazione ai giovani disoccupati fra i 15 e i 29 anni. In sostanza, attraverso il portale nazionale o gli omologhi regionali, che possono utilizzare anche i Centri per l’impiego, gli under 30 che non studiano e non hanno un'occupazione possono iscriversi e ricevere offerte di lavoro.

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Sono ormai passati quattro anni e mezzo dall'avvio di Garanzia Giovani e oltre 1,3 milioni di giovani si sono iscritti al piano. Nel frattempo il dibattito sul lavoro e la disoccupazione giovanile non si è placato, con i NEET che sono sì diminuiti, ma che minacciosamente restano sopra la cifra psicologica dei due milioni. Giovani spesso dipinti come bamboccioni, choosy, sdraiati. Insomma, pochi di loro si rimboccherebbero le maniche per venire incontro a quanto il mercato del lavoro offre loro.

Difficile generalizzare e vedere tutto bianco o nero, ma qualche cartina al tornasole esiste. Una è proprio vedere cosa offre oggi il mercato del lavoro italiano ai giovani. Per farlo è possibile collegarsi con il portale nazionale del progetto dove si scopre che oggi sono soltanto le 11 le offerte di lavoro disponibili.

 

Delle 11 proposte di lavoro, 8 sono nelle regioni settentrionali. Nessuna offerta di contratto a tempo indeterminato. Particolarmente interessante un tirocinio formativo per segantino di falegnameria con esperienza (sì, un tirocinio per candidato con esperienza), un’offerta per verniciatore a mano e una per addetto stampa (ma entrando nella scheda della proposta si scopre che trattasi di addetto alla stampa, abile nell’utilizzo di stampanti digitali e plotter e non di un aspirante comunicatore aziendale).

Spulciando fra le opportunità proposte da una delle regioni con il più alto tasso di disoccupazione giovanile in Italia (e in Europa), sopra il 50%, la Campania, troviamo, a fronte di un’indennità di 500 euro al mese, due tirocini per bidello o operatore ecologico, mentre non si contano quelli per manovale, cassiere, magazziniere o barista. Sempre al Sud, spostandosi in Puglia, all’interno di 11 progetti e in un dedalo di enti e partnership, non mancano i tirocini per aiuto-cuoco e aiuto-parrucchiere (l’indennità scende a 450 euro).

Dal punto di vista dei numeri, Lazio e Veneto ci forniscono invece un quadro d’insieme dei risultati del progetto: nel Lazio al 1° settembre 2018 a fronte di 189.000 adesioni, circa 65.000 NEET hanno avuto accesso a tirocini. A seguito dei tirocini sono stati avviati 13.763 contratti, il 29% dei tirocini stessi, ma poco più del 7% del totale.

Questi numeri diventano più chiari scoprendo che tra i tirocini formativi proposti nel Lazio troviamo diverse posizioni per commesso (di banco e di negozio), numerose per parrucchiere per signora (ancora), per cassiere, naturalmente per barista, una per operaio specializzato (sic) nella preparazione di gelati e una per esercente (sic) di mensa (ma aprendo la scheda si scopre che non si tratta di un training aziendale per aspiranti gestori del settore della ristorazione, ma bensì di una proposta per addetto a “mansioni di supporto e riassetto” della cucina).

In Veneto, in una realtà produttiva completamente diversa, i risultati sembrano migliori. A fronte di 128.000 adesioni, più di 72.000 hanno avuto un’occasione di lavoro che si è concretizzata nel 13% dei casi in un contratto a tempo indeterminato (anche in questo caso, però, la tipologia contrattuale di inserimento lavorativo più diffusa resta il tempo determinato, il 32% del totale).

Garanzia giovani si prefigge come scopo quello di offrire un’offerta qualitativamente valida di lavoro o di formazione, si diceva. Alcuni degli esempi qui riportati, a fronte anche di diversi dati sui risultati occupazionali successivi al momento formativo, mostrano come spesso al giovane vengano proposti veri e propri lavori (dove l’elemento formativo appare secondario se non inesistente), con indennità che sono decisamente inferiori alle retribuzioni stabilite dai contratti dei vari settori, senza che questo “sacrificio” iniziale possa garantire una speranza concreta di stabilizzazione del rapporto.

Insomma, se l’alto numero di adesioni dei NEET al progetto mostra quanto la narrazione sui giovani bamboccioni sia decisamente superficiale, le opportunità che a questi giovani vengono date sembrano rientrare in logiche spesso legate all’utilizzo, a basso costo, di chi è in una condizione di difficoltà piuttosto che alla formazione e valorizzazione di una risorsa.

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