L'ECONOMIA

È giusto il nostro stipendio? Una guida per leggere la busta paga

Felice Florio - 01/02/201914:26Aggiornato 01/02/2019 14:38

Rol, Tfr, Edr. Non abbiamo sbagliato a digitare il sommario, sono solo alcune delle sigle che rendono la lettura delle buste paga un'impresa

In Italia non c’è una normativa che prevede un modello specifico della busta paga che il datore di lavoro deve consegnare ai dipendenti. Quindi non è possibile mostrare un fac-simile che sia uguale per tutti. Però ci sono alcuni elementi che devono essere obbligatoriamente presenti nel documento, ad esempio i dati che vanno a comporre la retribuzione, le trattenute e gli identificativi di datore e lavoratore. Ma procediamo con ordine. Per semplificare, dividiamo la busta paga in sei sezioni:

  • Dati identificativi
  • Composizione della retribuzione
  • Corpo della busta paga
  • Trattenute
  • Contatori statistici
  • Calendario delle presenze

 

Dati identificativi

Si trovano in testa al documento e sono un po’ la carta di identità delle parti coinvolte. Per il lavoratore devono essere esplicitate le generalità anagrafiche con codice fiscale e residenza, ma anche le peculiarità del contratto di lavoro. Sono essenziali: data di assunzione, qualifica e mansioni con rispettivo livello retributivo. Nel caso di un contratto part time, la busta paga deve riportare la percentuale di riduzione dell’orario di lavoro rispetto a quello standard.

Per quanto riguarda il datore di lavoro, sulla busta paga devono essere citate ragione sociale dell’azienda, partita Iva, indirizzo della sede legale, posizioni assicurative, previdenziali e unità produttiva nella quale opera il lavoratore.

Composizione della retribuzione

Passiamo a una delle parti più complesse, soprattutto per il numero di voci e sigle, ma sicuramente tra le più interessanti per capire tutti gli elementi che vanno a formare lo stipendio lordo. Normalmente in Italia la retribuzione per ogni tipo di impiego si rifà al Ccnl, il Contratto collettivo nazionale del lavoro, che fissa i minimi che ogni lavoratore deve pagare per un determinato tipo di mansione. Nella composizione della retribuzione vanno distinti elementi ordinari e elementi aggiuntivi.

Elementi ordinari:

  • Il minimo contrattuale o tabellare, chiamato comunemente paga base. Rappresenta il compenso minimo dovuto al lavoratore in relazione alla sua qualifica e all’applicazione dell’orario normale di lavoro;
  • L’ex indennità di contingenza, che ha il compito di adeguare la retribuzione alla variazione del costo della vita. Non viene più aggiornato dal 1991, ma resta nelle buste paga di tutti;
  • L’Edr, ovvero l’elemento distinto della retribuzione, ha fatto seguito al congelamento dell’indennità di contingenza. Escludendo i dirigenti, spetta un importo di 10,33 euro mensili;
  • Il superminimo collettivo o terzo livello. Specialmente applicato alle buste paga del settore terziario, l’importo fisso viene stabilito a livello provinciale o regionale;
  • Gli scatti di anzianità, voce dello stipendio riconosciuta al lavoratore dopo una permanenza prolungata presso lo stesso datore di lavoro. Sono regolati dai vari Ccnl;
  • I superminimi individuali sono importi riconosciuti ad personam al lavoratore in base al merito o altri fattori;
  • Le indennità di funzione, che servono a remunerare particolari caratteristiche tecniche, professionali o mansioni che richiedono prestazioni fuori dal normale orario di lavoro;
  • La contrattazione decentrata o di secondo livello: integra il Ccnl con ulteriori dettagli delle relazioni tra datori di lavoro e prestatori d’opera, anche su base territoriale.

Elementi aggiuntivi più frequenti:

  • Le indennità di cassa: spetta in tutti i casi in cui il lavoratore in modo continuo e non occasionale maneggi danaro sul luogo di lavoro;
  • Le indennità di trasporto, che prevede un contributo in base allo spostamento necessario per raggiungere il luogo di lavoro;
  • Le indennità di mensa, cioè quando il datore di lavoro riconosce un contributo economico per le spese del pasto, sostitutivo ai ticket o al servizio di mensa.

Inoltre, nel lunghissimo elenco degli elementi che compongono la retribuzione, sono previste anche voci maturate con cadenza annuale: stiamo parlando della tredicesima, chiamata anche gratifica natalizia, e della quattordicesima, altrimenti definita come premio ferie.

Infine, quando un rapporto di lavoro giunge al termine, ci sono delle voci che rientrano nella retribuzione differita. Tra le principali, il tfr, o trattamento di fine rapporto, l’indennità sostitutiva per le ferie e i permessi maturati e non goduti, l’indennità sostitutiva del preavviso e gli incentivi all’esodo.

Corpo della busta paga

È in questa parte che prende forma il reddito. È nel corpo centrale che la retribuzione viene rapportata in base alla prestazione resa, calcolata in ore o in giorni, straordinari, festivi e notturni inclusi. Al lavoratore spettano anche le assenze retribuite come le ferie, le festività, i permessi e i alcuni tipi di congedi. Tutte queste specifiche hanno la denominazione di eventi tutelati.

Nel corpo della busta paga sono calcolati anche le indennità di trasferta, assegni per il nucleo familiare e altri benefit. Ad ogni Ccnl possono corrispondere ulteriori voci nel corpo centrale.

Trattenute

Ma tutto ciò che viene elencato nel corpo della busta paga non è ciò che effettivamente il datore di lavoro paga al dipendente. Il cosiddetto netto in busta deve essere calcolato considerando le trattenute: le più importanti sono quelle previdenziali e fiscali. Per il versamento dei contributi per la pensione, bisogna individuare l’imponibile, ovvero la somma del reddito soggetta al prelievo contributivo, e applicare l’aliquota a carico del lavoratore. L’aliquota cambia a seconda della tipologia del contratto e della dimensione dell’azienda. Una volta calcolato l’imponibile previdenziale, cioè il reddito lordo, occorre decurtare il cosiddetto imponibile fiscale, attraverso un sistema di aliquote Irpef variabile in base al reddito.

Dopo aver calcolato queste due variabili, si passa al calcolo delle detrazioni d’imposta spettanti, praticamente uno sconto per il lavoratore che si può ottenere in particolari condizioni ed è cumulabile con ulteriori detrazioni come quella per i familiari a carico.

Alla fine, preso il totale delle competenze maturate, tolte le trattenute previdenziali e fiscali modulate con le detrazioni, si ottiene il netto in busta: praticamente ciò che il lavoratore riceve sul proprio conto corrente. Ecco un esempio pratico: 

L’Irpef di un dipendente si calcola sulla somma delle retribuzioni totali e sottraendo i contributi previdenziali, circa il 9,19% dell’importo. Il risultato di questa operazione, il cosiddetto imponibile, sarà soggetto all’applicazione delle aliquote Irpef, suddivise su 5 fasce di reddito.

Chi rientra nella prima fascia, il cui imponibile arriva a un massimo di 15.000 €, deve versare un’aliquota fissa del 23% calcolata sull’imponibile;

Il secondo livello comprende i redditi da 15.001 a 28.000 €: l’importo da versare è un fisso di 3.450 € a cui va aggiunto il 27% sulla parte eccedente i 15.000 €;

La terza fascia riguarda i contribuenti con un reddito da 28.001 a 55.000 €: gli oneri fissi corrispondono a 6.960 € più un 38% sulla parte eccedente i 28.000 €;

Il quarto scaglione di reddito va invece da 55.001 a 75.000 €. Per i contribuenti l’aliquota Irpef fissa è di 17.220 € a cui va aggiunto il 41% sulla parte eccedente i 55.000 €;

L’ultima fascia riguarda gli individui con un reddito annuo uguale o superiore a 75.001€. Per questi soggetti l’importo fisso da versare è di 25.420 € più il 43% sulla parte eccedente i 75.000 €.

Quindi va ricordato che, a partire dalla seconda fascia, si applica l’aliquota maggiorata solo per la parte eccedente di reddito. Ad esempio, su un reddito di 25.000€ che rientra nella seconda fascia, bisogna pagare la somma fissa di 3.450 €, più il 27% dell’importo compreso tra i 15.001 e i 25.000€, ovvero il 27% di 9.999 €.

Contatori statistici

In questa parte della busta paga compaiono i dati relativi alla gestione di:

  • Le ferie, che ricordiamo essere un diritto irrinunciabile del lavoratore tutelato dall’art. 36 della Costituzione. Escludendo particolari forme di Ccnl, il dipendente ha almeno due settimane di riposo nell’anno e ulteriori due settimane nei 18 mesi successivi. Non possono essere sostituite da relative indennità, salvo in cui il contratto di lavoro si risolva, e devono essere utilizzate dal lavoratore che può anche accumularle nel tempo;
  • I Rol, ovvero l’istituto della Riduzione orario di lavoro, sono ore di permesso a cui ogni dipendente con contratto full time ha diritto. Nascono dal principio che un lavoratore debba lavorare 7 ore e 45 minuti al giorno, non otto ore. I Rol, a differenza delle ferie, hanno una scadenza: i permessi vanno utilizzati entro 24 mesi dalla loro maturazione;
  • Le festività soppresse: nel corso degli anni l’ordinamento italiano ha ridotto le festività civili come San Giuseppe, l’Ascensione e i Santissimi Pietro e Paolo. Nelle buste paga quei giorni non vengono più considerati come festivi, ma possono essere riconvertiti in permessi.

 

Calendario delle presenze

Infine, la busta paga può contenere un calendario delle presenze da cui risulti, giornalmente, il numero di ore di lavoro, quelle di straordinario, eventuali assenze, ferie e riposi. A seconda di come l’azienda sia organizzata, il calendario può essere compilato separatamente rispetto alla busta paga e, in questo caso, non è consegnato al dipendente.

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