L'ECONOMIA

Gender equality: le leggi fanno abbastanza per la parità di genere?

Open - 28/02/201919:43

Uno studio della Banca Mondiale ha rilevato che in molti Paesi sulla parità di genere si sono fatti significativi passi avanti. L'Italia non ha una situazione preoccupante, ma su pensioni e prevenzione della violenza domestica si può fare di più

Il monitoraggio dell'economia locale e globale non può prescindere da un'analisi del gender equality, la parità dei sessi all'interno della società. Ma l'attenzione al superamento del gap di genere dal punto di vista lavorativo, cioè delle differenze che ancora sussistono tra carriere delle donne e carriere degli uomini, deve necessariamente passare dalla verifica di un aspetto fondamentale: le leggi. Un rapporto della Banca Mondiale, pubblicato oggi 28 febbraio ha analizzato il fenomeno prendendo in considerazione i progressi realizzati negli ultimi dieci anni (2008-2018). Quali sono le condizioni che i singoli governi pongono affinché tanto la parte maschile quanto quella femminile della popolazione abbiano le stesse possibilità e gli stessi strumenti di crescita? 

I parametri utilizzati aiutano a mettere a fuoco quanto ogni aspetto quotidiano sia funzionale a un sano progresso. Esistono, in un certo Paese, delle restrizioni per le donne sposate? Le molestie sessuali sono considerate un reato? Il lavoro femminile è o non è retribuito per legge? Le donne hanno accesso a conti bancari? Esistono tutele per le donne che rimangono incinte? E sono previsti adeguati percorsi di reinserimento dopo la maternità? Il sistema delle pensioni è regolato in modo tale che sia uomini che donne possano ambire allo stesso importo? 

Alcune tra questo domande potrebbero risultarci quasi assurde. In effetti, c'è da dire che la situazione italiana non è delle peggiori: in una scala da 0 a 100, calcolata sulla base media di ogni criterio, l'Italia ha un punteggio di 94.38, pari all'Olanda e alla Norvegia. Ma "un buon punteggio" non è abbastanza quando si parla di vite umane: alcune carenze normative appaiono evidenti se si considerano i parametri sul matrimonio e sulle pensioni. 

Per quanto l'Italia faccia esponenzialmente meglio di gran parte del mondo (e al quinto posto pari merito con Croazia, Repubblica Ceca, Olanda, Norvegia, Paraguay e Slovacchia), le tutele sulla violenza domestica (che inibisce spesso l'iniziativa lavorativa delle donne) e i provvedimenti riguardo a un'equa redistribuzione dei contributi non raggiungono ancora la quota tonda, fermandosi agli 80 punti per quanto riguarda le condizioni matrimoniali e al 75 per le pensioni. 

In generale, negli ultimi dieci anni, il bilanciamento globale ha registrato un andamento positivo. A stupire sono soprattutto i Paesi dell'area sub-sahariana dell'Africa e il Sud-Est asiaco. La Repubblica Democratica del Congo, ad esempio, è migliorata di 27.50 punti, passando da 42.50 nel 2008 fino a 70 nel 2017. I migliori provvedimenti sono stati presi nell'ambito dell'incentivo all'impiego e dell'apertura dei conti bancari, diretta conseguenza dell'abolizione dell'obbligo di obbedienza al proprio marito. 

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